Il mondo dimenticato di Irene Brin

20 Febbraio 2018

In un volume una scelta di tutti gli scritti fra il 1920 e il 1965 introvabili da tempo

L’inafferrabile, libera e misteriosa Irene Brin, protagonista del Novecento, poi inspiegabilmente e ingiustamente dimenticata, torna sulla scena grazie a una preziosa antologia che per la prima volta raccoglie in un unico volume una scelta di tutti i suoi scritti fra il 1920 e il 1965, introvabili da tempo. A restituirci questa figura dal poliedrico talento è stata la grande passione della scrittrice Flavia Piccinni, curatrice del libro “Irene Brin-Il mondo”, pubblicato da Atlantide Edizioni, casa editrice indipendente nata nel 2015. Giornalista di costume, scrittrice, gallerista, esperta di buone maniere, Maria Vittoria Rossi, per la quale Leo Longanesi coniò lo pseudonimo Irene Brin, nata a Roma nel 1911 e morta a Sasso di Bordighera nel 1969, si mostra in questa antologia non solo brillante autrice di un Galateo - pubblicato nel 1953 e diventato all'epoca un classico per migliaia di lettrici, - ma anche scrittrice raffinata ed elegante. “Il mondo” è come un Meridiano della Brin, un ritratto che mostra il suo «originale e moderno sguardo, impietoso e struggente allo stesso tempo» come dice la Piccinni.
«Per me la Brin è un modello di femminismo, anche se lei odierebbe questa definizione. Una donna contro lo stereotipo. Quando le donne non lavoravano nel mondo dell'arte lei ha aperto, con il marito Gaspero del Corso, la Galleria L'Obelisco, punto di riferimento della cultura e dell'arte nella Roma anni Cinquanta. E quando le donne non facevano le giornaliste, lei è diventata una giornalista di costume, moda e arte», spiega la Piccinni che parla anche del trasformismo dell'autrice e della complessità della sua figura «che è stata tante cose, è diventata un mosaico». E ricorda come raccontò il suo camaleontismo Indro Montanelli. «C'è una Irene Brin bionda, diafana e trasparente come una guaina di cellofan e ce n'è un'altra bruna, compatta e notturna come un'ala di corvo». Nella voce dedicata all'età, nel Piccolo dizionario dei dubbi correnti, scriveva la Brin: «Parlatene il meno possibile, non confessate la vostra, non chiedetela agli altri»; e concludeva: «Ciascuno non ha l'età che dimostra, ma l'età che cerca di dimostrare, e lasciamogli le sue illusioni».
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