Il paradiso delle dune dove nidifica il piccolo fratino

ROSETO. Istituita con legge regionale nel febbraio del 2005, la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio è una delle poche aree naturali protette costiere presenti in Abruzzo, l’unica della...
ROSETO. Istituita con legge regionale nel febbraio del 2005, la Riserva Naturale Regionale del Borsacchio è una delle poche aree naturali protette costiere presenti in Abruzzo, l’unica della provincia teramana.
In origine la Riserva si estendeva tra il fiume Tordino e il fiume Vomano ricomprendendo il litorale di Roseto degli Abruzzi e una parte molto limitata del territorio di Giulianova. Da sempre oggetto di attenzioni speculative, con una inopinata revisione effettuata nel 2012, la Riserva è stata ridotta al solo territorio rosetano. L’area, oggi di circa 1100 ettari, si colloca tra la cittadina di Roseto e le sue frazioni di Montepagano e Cologna, ed è caratterizzata da una fascia collinare che degrada verso un litorale con una spiaggia bassa e in prevalenza sabbiosa.
Oggetto di studio, in particolare da parte dell’Università de L’Aquila, questo territorio riveste una notevole importanza perché risulta essere l’unico ambiente costiero in Abruzzo che abbia conservato la serie di vegetazione psammofila (le piante adatte agli ambienti sabbiosi) dalla duna pioniera agli ambienti retrodunali. Qui si trovano preziosi endemismi, anche secolari, di leccio e pino d’Aleppo, specie di notevole importanza fitogeografica come il giglio di mare, il vilucchio marittimo o il poligono marittimo, tutti ormai molto rari lungo la costa adriatica, mentre nelle dune si trovano esemplari di euforbia di Terracina specie legata a un habitat protetto a livello comunitario. In tempi recenti è stata individuata anche una nuova specie di fungo legata al leccio, il Boletus martaluciae Pacioni.
La presenza di principi di duna e tratti di macchia mediterranea facilita la sosta e la presenza di specie animali anche rare, tra cui si segnala il fratino, piccolo limicolo che nidifica sulla spiaggia e che è oggetto di un progetto di conservazione portato avanti dai volontari del Wwf e di altre associazioni, coordinati dalla vicina Area Marina Protetta Torre di Cerrano. Non mancano uccelli tipici delle zone umide come la garzetta, l’airone, il piro-piro piccolo. Se i mammiferi segnalati sono alquanto comuni, significativa, per la fauna invertebrata, la presenza di un particolare coleottero Tenebrionide, il Catomus rotundicollis, con l’unica stazione della costa adriatica. Nata per conservare uno degli ultimi tratti (quasi) naturali nella cementificata costa abruzzese, la Riserva era destinata anche a valorizzare e promuovere il territorio e quindi sostenere l’economia locale: è infatti provato che la presenza di aree naturali protette lungo la costa permette di destagionalizzare e diversificare l’offerta turistica. Purtroppo i ritardi accumulati dal Comune di Roseto nell’avvio concreto della gestione hanno impedito che questo potesse accadere. La Riserva è di fatto rimasta sulla carta.
