Il prezzo della verità l’enigma Gesù e gli amori difficili

17 Marzo 2016

di Anna Fusaro Dopo "Il caso Spotlight" arriva nelle sale un altro film statunitense ambientato nel mondo del giornalismo, stavolta televisivo. Anche in "Truth - Il prezzo della verità" di James...

di Anna Fusaro

Dopo "Il caso Spotlight" arriva nelle sale un altro film statunitense ambientato nel mondo del giornalismo, stavolta televisivo. Anche in "Truth - Il prezzo della verità" di James Vanderbilt, con i divi Cate Blanchett e Robert Redford, viene ripercorsa una vicenda reale recente e un altro scontro dei media con il potere. “Truth” si basa sul libro di memorie della produttrice della rete tv Cbs, Mary Mapes (Blanchett), “Truth and duty: the press, the president, the privilege of power”, e racconta l'inchiesta giornalistica del settembre 2004 che portò lei e l'anchorman Dan Rather (Redford), icona dell Cbs, in rotta con la rete, che li scaricò entrambi. Alla vigilia della rielezione di George W. Bush alla Casa Bianca, Mapes e Rather scoprirono che il presidente aveva avuto un trattamento di favore durante il servizio militare nella Guardia nazionale, riuscendo a evitare il Vietnam. Produttrice e giornalista rivelarono lo scandalo nel programma “60 Minutes”. Le reazioni della politica e della concorrenza misero in dubbio l'attendibilità dell'inchiesta e la Cbs, anziché schierarsi coi suoi giornalisti, licenziò Mary Mapes e costrinse Dan Rather alle dimissioni. Come “Il caso Spotlight” anche “Truth” è un omaggio al giornalismo investigativo e va a ingrossare il relativo filone cinematografico, ricco di titoli memorabili a partire da “Tutti gli uomini del presidente” (1976) di Alan Pakula, sul caso Watergate.

Un'inchiesta, ma di duemila anni fa, è al centro di “Risorto”, film di Kevin Reynolds che riprende il genere peplum appena messo in parodia dai fratelli Coen in “Ave, Cesare!”. Qui Joseph Fiennes è il tribuno militare romano Clavius, incaricato da Ponzio Pilato di indagare sulla sparizione del corpo di Yeshua (Cliff Curtis) dal sepolcro dopo la morte in croce. I romani temono infatti che i seguaci del Nazareno diffondano le voci della resurrezione, scatenando così una rivolta. Girato tra Spagna e Malta, “Risorto” soffre un taglio televisivo e qualche inesattezza storica, ma ha il pregio di raccontare una storia narrata infinite volte al cinema dall'insolito punto di vista del soldato romano, che inizierà presto a dubitare. Dalla stessa prospettiva si poneva trent'anni fa il film di Damiano Damiani “L'inchiesta”, da un soggetto di Ennio Flaiano.

Un'aula giudiziaria è il perno del lungometraggio francese “La corte” di Christian Vincent, che all'ultima Mostra di Venezia ha conquistato il premio per la migliore sceneggiatura e con Fabrice Luchini la Coppa Volpi per il migliore attore. Luchini, come sempre bravissimo, è Michel Racine, severo presidente di una Corte d'assise di una cittadina dalle parti di Calais, chiamato “giudice a due cifre” per le sue temute sentenze di condanna mai inferiori a dieci anni. Durante il processo a un giovane uomo disoccupato, accusato della morte della sua bimba di 7 mesi, l'attenzione di Racine viene distratta dalla presenza in giuria di una matura bella donna (Sidse Babett Knudsen), per la quale, qualche anno prima, aveva avuto un coup de foudre senza che lei se ne accorgesse.

Movimenti del cuore anche nel classico melodramma “Brooklyn” di John Crowley, dal romanzo di Colm Tóibín sceneggiato da Nick Hornby. Film e script candidati all'Oscar, così come la protagonista Saoirse Ronan per lo sfaccettato ruolo della giovane emigrante irlandese Eilis Lacey. Ragazza povera, Ellis lascia nei primi anni Cinquanta l'Irlanda rurale e s'imbarca da sola su un piroscafo per cercare lavoro in America. A Brooklyn troverà un impiego in un grande magazzino e l'amore del giovane idraulico italiano Tony (Emory Cohen), ma un lutto familiare la riporterà in patria.

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