IL RUVIDO E FRAGILISSIMO PAPAVERO

1 Maggio 2023

“Porta il vento di maggio l’odore / del fieno, il cielo immobile splende. / Gli occhi stanchi colpisce di lontano / il rosso papavero in mezzo al tenero grano.” Così scrive il poeta Attilio...

“Porta il vento di maggio l’odore / del fieno, il cielo immobile splende. / Gli occhi stanchi colpisce di lontano / il rosso papavero in mezzo al tenero grano.” Così scrive il poeta Attilio Bertolucci. Non poteva mancare il papavero o rosolaccio, in questo erbario di piante spontanee e selvatiche. Già lo vedete punteggiare il verde ormai dilagante.
Un fiore ruvido e nello stesso tempo fragilissimo, ispido e tenero: è il fiore delle contraddizioni, della memoria e dell’oblio. Riempie in questi giorni i ciglioni e le scarpate, a volte si attacca persino ai muri sgretolati o cresce nei vasi dimenticati sui balconi: i suoi microscopici semi neri sono portati ovunque dal vento. Fino a poco tempo fa era il dominatore dei campi e del grano, in triade con le margherite e con i fiordalisi. Ora, grazie ai disinfestanti non accompagna più la spiga passare dal verde tenero al giallo pieno. Fortunato chi può ancora distinguere, nell’onda verde del grano, quella rossa dei papaveri. Nascono dove possono, nei luoghi più inaccessibili: a frotte, in quelle stazioncine arrugginite, in mezzo alle rotaie. Sì, quelle piccole stazioni da far west che difendono ostinatamente un tempo accelerato o “locale”, abbandonate ormai grazie agli autobus che coprono velocemente grandi distanze. Fioriscono contro i treni ad alta velocità che li sfiorano appena con le loro correnti d’aria. Sono fiori che non si possono cogliere o mettere in un vaso: quei petali di carta velina gualciscono in fretta.
Tempo fa erano ricercati per fare i “tatuaggi”: premuti sulla pelle, sulla fronte lasciavano una stellina scura. L’incendio dei papaveri dura qualche settimana: splende la sua bellezza meravigliosa per poi seccarsi in fretta, nascondendo i piccoli semi neri nella capsula. L’anno prossimo ne cresceranno ancora di più, dove ce ne sono già, allargando ovunque la macchia rossa. Guardandoli, anche solo dal vetro di una macchina in corsa, non potremo non commuoverci.