Il santo degli infermi partito dall’Abruzzo

24 Novembre 2014

Per Castelvecchi la biografia del gesuita francese Martindale

di Federica D’Amato

CHIETI

Sembra che la santità sia un dono che Dio manifesta nella vita del prescelto attraverso l’apertura di una piaga: dolorosissima fessura della carne che diventa simbolo di un marchio infuocato attraverso il quale il divino fa passare il filo diretto con la propria volontà, nel bene e nel male fino all’estasi o al martirio. Anche per Camillo De Lellis pare che la “chiamata” dal cielo si sia manifestata sotto la forma di una terribile apertura di carne e pus sulla gamba sinistra, in quella terribile notte del 1567 quando al Forte di San Lupidio, nelle Marche, il giovane teatino perse suo padre Giovanni, delirante tra le febbri, rimanendo completamente solo, malato e senza un soldo. Quella piaga non guarirà mai più, passando da una parte all’altra del corpo, fiore di una malattia incurabile che accompagnerà il santo durante l’intero corso della sua vita.

Una vita incredibile, fatta di guerre, donne e carte, disordinata e irruenta ma mai paga solo del mondo, una vita segnata dall’amore di Dio e giustamente raccontata da Cyril Charles Martindale in “San Camillo De Lellis” (Castelvecchi, € 18,50, p.181), un libro in cui il gesuita francese traccia con precisione storica il profilo morale e religioso del Santo forse più “scatenato” e coraggioso della storia della Chiesa. Nato il 25 maggio del 1550 dall’aristocratica famiglia dei De Lellis, di Bucchianico, Camillo fu sin dal principio il frutto di una specie di miracolo: la madre Camilla lo partorì alla veneranda età di 60 anni. Piccolo vivace e ingestibile, divenne presto un giovane difficile, che disertava la scuola per scappare a perder soldi alle carte, sempre invischiato in risse e in situazioni disonorevoli. Morta la madre nel 1567, fu il padre ad avviarlo alla carriera militare, ma anche questa esperienza terminò in fallimento a causa di quella suddetta piaga, malattia grazie alla quale ebbe iniziò il lungo e “innamorato” rapporto tra Camillo e gli ospedali. Una piaga, un destino. Per farsi curare, infatti, egli fu costretto a recarsi a Roma, all'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove iniziò a manifestare la speciale inclinazione ad aiutare gli altri, sebbene anche da qui fu cacciato a causa della sua invincibile pigrizia.

Da questo momento ha inizio il periodo di maggior sbando di De Lellis, rimasto completamente solo, senza più né madre né padre; tornato alle armi come soldato di ventura, inizia a vagabondare per l’Italia, prima al soldo di Venezia poi della Spagna, ma sempre all’insegna della totale dissoluzione.

La “svolta” nel 1575, quando il male riacutizzandosi lo costringe a ritirarsi prima nel convento dei Cappuccini, a Manfredonia, poi nuovamente a Roma, dove resta per 4 anni, maturando definitivamente la vocazione all’assistenza dei malati. Divenuto frate cappuccino, con 5 compagni decide di dar vita nel 1582 alla Compagnia dei Ministri degli Infermi, compagnia prima approvata nel 1586 da papa Sisto V e poi riconosciuta come vero e proprio Ordine Religioso da papa Gregorio XIV nel 1591, dopo che tutta la curia romana rimase sbalordita dal modo in cui la Compagnia aveva assistito i malati durante la carestia del 1590. Intanto Camillo si era perfezionato sotto la guida spirituale di Filippo Neri, fino a diventare sacerdote nel 1583, alla simbolica età di trentatré anni. Donò interamente la sua vita all’Ordine da lui fondato, che presto si diffuse in nuove comunità, a Napoli, Mantova, Genova e Milano, costituendo un punto di riferimento. Quella piaga che si aprì nel 1567 – segno inconfondibile della sua missione– si richiuse solo nel 1614, quando Camillo morì nel convento della Maddalena, dove fu tumulato, sebbene ben presto il suo cuore fu traslato come reliquia nel suo pese natìo, a Bucchianico. La biografia di Martindale ci restituisce, senza tacerne o travisarne le eccentricità, il ritratto fedele di un Santo speciale, il cui carattere tutto “abruzzese” ha rappresentato la forza e il motore di un memorabile destino.

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