Il talento abruzzese di Valerio D’Annunzio per Beppe Fiorello

Lo sceneggiatore, regista e attore chietino firma lo script della fiction Rai col 20.81% di share“Gli orologi del diavolo”
CHIETI. C’è una firma abruzzese sulla fiction Rai “Gli orologi del diavolo” interpretata da Giuseppe Fiorello, terminata il 17 novembre con gran successo di ascolti. È quella dello sceneggiatore Valerio D’Annunzio, originario di Villamagna, nel Chietino, vincitore nel 2005 del Premio Flaiano.
La mini serie “Gli orologi del diavolo”, otto episodi in quattro puntate per la regia di Alessandro Angelini, è andata in onda su Rai1 a partire da lunedì 9 novembre. L’ultima puntata ha raccolto il 20.81 per cento di share, riunendo davanti al piccolo schermo più di cinque milioni di telespettatori; secondo i dati Auditel molto indietro nella battaglia degli ascolti di prima serata la commedia “Ma cosa ci dice il cervello?” di Riccardo Milani con Paola Cortellesi su Canale 5.
La sceneggiatura de “Gli orologi del diavolo” firmata da Valerio D’Annunzio e Salvatore Basile è tratta dall’omonimo libro scritto dal controverso Gianfranco Franciosi, primo civile infiltrato a scopi investigativi in un contesto criminale, e Federico Ruffo ed è ispirata a fatti accaduti. Prodotta da Rai Fiction con Mediaset España e Picomedia, la mini serie ha visto tra gli interpreti principali, oltre a Giuseppe Fiorello, Nicole Grimaudo, Claudia Pandolfi, Fabrizio Ferracane, Marco Leonardi. Marco, il protagonista interpretato da Fiorello, è un motorista nautico e meccanico, con un passato nelle gare off-shore e un presente da costruttore e riparatore di piccole imbarcazioni, soprattutto gommoni, alla Bocca di Magra, foce del fiume Magra in Liguria. Viene adocchiato da una banda di narcotrafficanti spagnoli, a cui servono veloci gommoni in cui stipare il carico di droga e sfuggire alle forze dell'ordine. Insospettito dalle richieste, Marco chiede consiglio all’amico poliziotto Mario, il cui reparto stava seguendo da tempo la banda, che gli propone di collaborare con la giustizia per far incastrare il boss. Sotto copertura, Marco finisce per diventare un fidato riferimento per Aurelio Vizcaino (Alvaro Cervantes), capo dell'organizzazione criminale. Entrato in un pericoloso ingranaggio più grande di lui, il meccanico inizia a condurre una doppia vita, mentendo alla famiglia e agli operai. Il regista Angelini ha spiegato le diverse anime della fiction: «”Gli orologi del diavolo” ha nel suo Dna almeno tre diversi generi: impegno civile, crime, sentimentale nel senso più vasto del termine, quello in cui gli affetti rappresentano il solo approdo sicuro in un’esistenza messa a soqquadro dagli eventi».
Prima de “Gli orologi del diavolo” Valerio D’Annunzio, espressione di una leva abruzzese di ottimi costruttori di storie, ha firmato molte altre sceneggiature di prodotti televisivi di successo, per Rai Fiction, Lux Vide, Titania, Albatros e altre importanti produzioni: “Il capitano 3”, “La ragazza americana” (anche soggettista), Benvenuti in famiglia”, “Il restauratore” 1 e 2 (anche head writer e editor), “Don Matteo 8”, “Che Dio ci aiuti”, “Una buona stagione”, “Paura di mare 2”, solo per restare nell’ambito dei titoli più seguiti e amati dal gande pubblico. Inoltre lavora anche per produzioni internazionali.
Fine narratore, Valerio D’Annunzio è un autore a tutto tondo, più volte premiato, nonché attore: ha sceneggiato e diretto lungometraggi e cortometraggi di finzione per il cinema, diretto documentari, film d’arte, spot pubblicitari e videoclip, scritto una dozzina di testi teatrali, tra cui il copione “Iter” vincitore del prestigioso Premio Flaiano a Pescara nel 2005. Come attore ha recitato in alcune produzioni televisive, come “Vivere” e “Carabinieri”. Classe 1975, l’autore abruzzese ha una solida formazione alle spalle, laurea al Dams di Bologna, corso di regia e sceneggiatura nella Scuola di Nuovi Contenuti Mediaset, corso semestrale nella Royal Shakespeare Academy di Londra, diploma biennale di recitazione nella scuola di teatro di Bologna “Accademia 96”. Tra i suoi lavori più significativi il lungometraggio del 2009 “Aria” (La Beffa Produzioni), sensibile ritratto di un uomo nato con l’anima di una donna, che solo da vecchio, dopo essersi dedicato alla famiglia e al pianoforte, si decide a fare i conti con la sua autentica natura. Interpretato da Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi e la nipote d’arte Olivia Magnani, musicato da Giovanni Allevi, il film del regista e sceneggiatore chietino è stato selezionato alla Festa del Cinema di Roma, nella selezione ufficiale del Festival di Annency e in numerose altre rassegne internazionali. Premio Rivelazioni come miglior lungometraggio al Festival del cinema di Milano, “Aria” ha avuto la qualifica di film d’essai per schermi di qualità. Uomo dai molti talenti, D’Annunzio è anche didatta teatrale e ha scritto il libro “Racconti, sciocchezze ed altre ferite” (Il Filo, 2004).
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