“Il tempo degli ultimi corsari” L’avventura e viaggio interiore

PESCARA . Sulle tracce di un tesoro come nella migliore tradizione del romanzo inglese, con evidenti allegorie didascaliche. Si presenta così al primo approccio “Il tempo degli ultimi corsari”, opera...
PESCARA . Sulle tracce di un tesoro come nella migliore tradizione del romanzo inglese, con evidenti allegorie didascaliche. Si presenta così al primo approccio “Il tempo degli ultimi corsari”, opera prima di Luca Romani, pescarese di adozione, manager d’azienda con molte passioni artistiche e, su tutte, quelle per i viaggi.
Viaggiando in tutti i continenti, Romani ha maturato nel tempo il soggetto di “ Il tempo degli ultimi corsari. Volume 1” , pubblicato dall’editore teramano Leonardo Nodari. Ben 400 pagine che scorrono tra romanzo esperienziale e viaggio interiore. Quello di Enki, il giovane al centro del racconto ambientato al tempo di una spedizione navale segreta a bordo del brigantino Misericordia salpato da Venezia nell’autunno 1899. La spedizione è guidata niente meno che dagli scrittori inglesi Kipling (Il libro della giungla, Capitani coraggiosi) e Conrad (Lord Jim, Cuore di Tenebra).
Romanzo nel romanzo, “Il tempo degli ultimi corsari” è la storia di una fuga dal tesoro, o di adolescenti eccezionali e di amori non convenzionali, cercando di riassumere. «La ricerca del “Paradiso perduto”, si legge in quarta di copertina, occuperà praticamente un anno, il tempo del viaggio intorno al mondo». E’ qui che lo scrittore cala la vicenda di Enki, giovane ribelle del secolo in arrivo. Viaggiando con la Misericordia, Enki impara a ridefinire i suoi ideali, i rapporti col potere, l’amore per la famiglia e per la donna, l’avere, l’amicizia, la lealtà. “Il tempo dei corsari” ha per co-protagonisti personaggi realmente esistiti o di cui si narrano storie leggende, aggiunge l’autore. E mentre Romani si ostina a definire il suo libro un “diario di bordo” ecco uno stralcio della recensione della scrittrice e amica Catia Napoleone: “...Il tempo degli ultimi dei corsari” non ha nulla di apocrifo. Nulla. Il Tempo di Enki è quello con a T maiuscola cioè è il più autentico, il più giusto ma, per coerenza, non possiamo dire il più umano perché Enki direbbe che la Natura viene prima di ogni altra cosa e comprende in sè il tutto il resto, inclusi gli animali bipedi. Il Tempo di Enki è autentico. Lo è quando si mette buono buono al riparo dal mondo nella sua Laguna; lo è quando torna a spingersi in mare alla scoperta del nuovo che non sarà mai solo un luogo meramente geografico; lo è quando ha bisogno di sfidare addirittura l’oceano. L’autore disegna ogni volta un itinerario diverso, uno per ciascun piccolo capitolo e c’è sempre una questione difficile che mette sotto scacco il giovane».
Jolanda Ferrara
