«Il terrorismo islamico va affrontato con decisione»

Mieli a Teramo per una lectio magistralis con gli studenti dell’Istuituto Milli e dello Scientifico di Corropoli
TERAMO. «La cosa peggiore è trovarsi davanti un nemico che non si conosce: conoscerlo è il primo modo di combatterlo e debellarlo». Paolo Mieli parla alla platea di studenti dell'istituto Milli di Teramo e del liceo scientifico di Corropoli attigendo alla sua cultura di storico e saggista.
La lectio magistralis del presidente di Rcs libri ed ex direttore del Corriere della Sera, nella sala San Carlo dell'ex tribunale di Teramo, oggi sede del Museo archeologico, risponde al quesito “Dove va l'Islam?”. Una domanda che in questo particolare momento si fa pressante perché, evidenzia Mieli, «riteniamo più vicina la minaccia» dell'estremismo e delle sue recrudescenze terroristiche. «Il primo strumento per combatterla non sono le armi», chiarisce subito il giornalista, «ma la conoscenza, distiguere i luoghi comuni dalla verità. dicendola anche se può non farci comodo».
Da questa esigenza impellente nascono, dunque. gli incontri come quello di ieri pomeriggio con gli studenti teramani. «Sarebbe prudente prendere consapevolezza», insiste il giornalista, «fare proseliti non a una causa militare, ma all'approfondimento culturale: studiare, leggere un libro in più, un articolo in più». Si capirebbe così che le mire espansonistiche dell'estremismo islamista, le minacce di conversione forzata dell'Occidente alla «vera fede», non sono vuoti proclami. «Questa non è propaganda fatta di frasi a effetto dette da gente che non ha capacità politica di metterle in atto», fa notare il giornalista, «perché i musulmani, nonostante le divisioni al loro interno, restano uniti dall'idea di arrivare a Roma, espugnare il centro della cristianità e completare quello che era nei progetti di Maometto già nel 630 dopo Cristo». Non può che prendere lo mosse da qui la ricostruzione storica dei passaggi fondamentali, tratteggiati da Mieli nella sua lezione magistrale, che hanno portato l'islam, nelle sue diverse aticolazioni successive alla morte del profeta, a conquistare il nord Africa e parte della Spagna fino alla nascita e al crollo dell'impero Ottomano travolto dalla sconfitta nella prima guerra mondiale. La lectio di Mieli attraversa i secoli fino alla caduta del Muro di Berlino, alle due guerre del Golfo, la seconda «meno legittima» della prima, osserva il giornalista, e alla Primavera araba che ha ulteriormente destabilizzato il Medioriente. «Siria e Iraq e Libia sono nomi che non hanno più senso», spiega lo storico, «sono Stati scoppiati e proprio per questo rappresentano quanto di più pericoloso esista al mondo». Mieli, nel sottolineare l'inesistenza dell'Italia su questo scenario internazionale, fa rilevare il «ruolo ondivago» degli Usa che, secondo lui, hanno preso iniziative contraddittorie. Sul fronte opposto c'è l'Isis, non uno Stato vero e proprio perché non ha governo né ambasciatori con cui trattare ma formato da combattenti convinti dalla causa. «La loro forza è l'entusiasmo: ci credono», osserva Mieli. «Hanno la stessa forza dei rivoluzionari ottocenteschi e delle lotte patriottiche del nostro Risorgimento». E' una minaccia, insomma, che non va sottovaluta, come capitò con Hitler prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, ma affrontata con decisone. I terroristi, tra l'altro, non si nascondo tra i migranti che affrontano il mare per arrivare in Europa.
«I barconi sono un pericolo perché portano persone provenienti da popoli disagiati», spiega il giornalista, «e predisposti a diventare oggetto di reclutamento». L'identikit del terrorista non è quello del disperato che non ha nulla da perdere, fa notare Mieli: «Sono ragazzi europei da due o tre generazioni, che avebbero aspettative di vita migliori ma scelgono la via terroristica perché ci credono». La popolazione islamica nei Paesi occidentali è destinata a crescere e questo porterà ulteriori incognite. «In dieci anni avremo un brodo di coltura per azioni violente che non riusciamo a immaginare», conclude il giornalista, «queste cose non si contrastano con i servizi segreti, devono avere una risposta politica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

