In calo nel 2021 le pellicole dirette da registe

5 Gennaio 2022

Sono il 12% i film girati da mano femminile entrati nei top 100, nonostante Campion e Gyllenhaal

NEW YORK. Dopo i successi al box office e ai premi del 2019 e del 2020, i film di donne registe segnano una ritirata: sono state appena il 12 per cento, contro il 16 per cento dell’anno scorso, le pellicole dirette da donne entrate nella classifica dei 100 top campioni di incassi nell’anno che si è appena concluso.
La battuta d’arresto è al centro di uno studio intitolato “Celluloid ceiling” (soffitto di celluloide) e pubblicato per il 24esimo anno consecutivo dal San Diego Statès Center for the Study of Women in Television and Film. Una percentuale leggermente maggiore di donne registe è stata registrata allargando i film in esame ai 250 più redditizi del 2021: sono state il 17 per cento contro il 18 per cento del 2020. Il dato in arretramento va in controtendenza con la presenza di film importanti, seppure usciti a fine anno quando la variante Omicron del virus che ha bloccato il mondo è tornata a far danni per gli esercenti, come il western “Il Potere del Cane” di Jane Campion con Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst e “La Figlia Perduta” di Maggie Gyllenhaal tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, entrambi potenziali candidati agli Academy Awards, o come “Eternals” di Cloe Zhao per la Marvel e l’horror “Candyman” dell’afro-americana Nia DaCosta che hanno conquistato il box office.
Questi successi restano però l’eccezione alla regola: «Le apparenze ingannano», ha detto Martha Lauzen, la fondatrice e direttrice del Centro: «Se Cloe Zhao ha vinto l’Oscar l’anno scorso per “Nomadland” e la Campion è una frontrunner (capofila) quest’anno, la percentuale di donne registe è sensibilmente calata nel 2021. Basare le nostre percezioni su un numero limitato di donne di alto profilo può portare a conclusioni sbagliate sullo stato delle donne in questo mestiere». È dal 2019 che la tendenza delle donne dietro alla macchina da presa sembrava essere in ascesa e, in parallelo, anche quella dei ruoli femminili nei film campioni di incassi, per un effetto direttamente proporzionale sulla distribuzione delle parti (addirittura il 58 per cento in “Piccole Donne” di Greta Gerwig).
Nel 2021 sono invece aumentate le donne produttrici (dal 30 al 32 per cento) e produttrici esecutive (dal 21 al 26 per cento). Stabili invece le sceneggiatrici (17 per cento) e le responsabili della cinematografia (sei per cento).
Lo studio d’altra parte è deformato da un problema di fondo. I film di Jane Campion e di Maggie Gyllenhaal sono stati girati per Netflix che li ha fatti uscire per solo pochi giorni nelle sale cinematografiche e non ha diffuso i risultati del botteghino: non sono stati dunque inclusi nella top 100 dello studio, e lo stesso vale per altre importanti registe come Rebecca Hall (“Passing”) o Halle Berry (“Bruised”) che hanno fatto debuttare il loro lavoro direttamente in streaming.
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