In mostra le radici di Joseph Beuys

17 Aprile 2022

A Venezia “Finalmente articolato”: 41 opere dell’artista innamorato dell’Abruzzo

VENEZIA. Andare alle radici, mostrare l’insolubile rapporto con la natura che segnerà tutta la sua vita, scavare nella poetica di Joseph Beuys (1921-1986), figura iconica dell’arte della seconda metà del ’900, attraverso piccole sculture e disegni che ruotano attorno a due temi chiave come la figura umana e quella animale.
Ha un obiettivo dichiarato la mostra dedicata al poliedrico artista tedesco – che in Abruzzo ha soggiornato a lungo lasciando a Bolognano tracce importanti del suo passaggio e della sua arte – in programma a Palazzo Cini, a Venezia, dal 20 aprile al 22 novembre, a cura di Luca Massimo Barbero, promossa dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, in collaborazione con la galleria Thaddaeus Ropac. “Finalmente Articolato” è una esposizione che mette l’accento sugli esordi di Beuys subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e si tiene distinta da quella produzione artistica più nota, legata alle azioni politiche e concettuali e alle performance “sciamaniche”. Attraverso 41 opere, si va alla scoperta del seme originario di un artista che, da protagonista e figura di riferimento anche «politica» nel campo ambientalista in Germania, ha affrontato fin dai primi momenti tematiche quantomai attuali, come l’ecologia, la figura femminile, il corpo umano. «Esplorando i significati simbolici della figura umana e l’idea di fertilità, così come la figura animale e i suoi poteri curativi», rileva il curatore, «i primi lavori di Beuys toccano questioni contemporanee come le discussioni sul genere e il potere della natura». Opera simbolo della mostra, la scultura “Supporto per la schiena di essere umano finalmente articolato (tipo lepre) del XX secolo d.C.” – fusa in ferro da un’originale forma in gesso che serviva come schienale terapeutico per sostenere un corpo ferito – in cui c’è tutto l’immaginario beuysiano, «laddove si unisce il corpo, la protesi, l’uomo, l’animale, fusi in un’unica creatura, dai risvolti magici e mitologici». Particolare peso assumono in mostra i disegni, soprattutto quelli degli anni ’50, attraverso i quali «è possibile cogliere la costruzione del futuro immaginario fantastico e totemico che percorrerà l’intera esperienza artistica di Beuys». Tra le figure ricorrenti nel complesso intreccio dell’umano con la natura e le mitologie, quelle del cervo, della lepre, del cavallo o le figure femminili che hanno un valore che richiama le origini del tutto.