«In scena sono una donna vanitosa questo mi diverte»

L’attrice a teatro oggi a Sulmona e domani ad Atri con Otto donne e un mistero: «Un noir psicologico»
di Evelina Frisa
Un thriller capace di sedurre lo spettatore attraverso la personalità di otto donne che scuotono le viscere drammaturgiche del testo con i loro segreti, le loro ambizioni, le loro perverse visioni interpersonali, la loro animalità. Questo in sintesi, lo spettacolo teatrale “Otto donne e un mistero” che andrà in scena stasera alle 21 al teatro Caniglia di Sulmona e domani, sempre alle ore 21, al Comunale di Atri.
Un lavoro diretto da Guglielmo Ferro con un cast straordinario composto da Debora Caprioglio, Caterina Murino, Antonella Piccolo, Claudia Campagnola, Giulia Fiume, Maria Chiara Dimitri, Paola Gassman e con Anna Galiena. Quest’ultima, anche traduttrice del testo, ha parlato di questo spettacolo nel corso di una intervista concessa a Centro.
Oltre a interpretare un importante ruolo in questo spettacolo lei ha anche curato la traduzione del testo originale di Robert Thomas. Cosa l’ha spinta a lavorare a questo progetto?
Il lavoro mi è stato proposto, in italiano c’era un adattamento che non piaceva e si è pensato di ritradurlo. Non è la prima volta che traduco testi per il teatro, ma stavolta ho voluto si sapesse, mi piace farlo e in questo caso il linguaggio dell’autore è medio per cui è stato semplice.
Lei interpreta la padrona di casa, nel vestire questi panni quali sono state le difficoltà, come vi è entrata?
Il personaggio che interpreto è una donna vanitosa, venale e chiaramente vitale. Tre V che mi hanno conquistata e guidata. Dal testo ho lavorato sul personaggio: è vanitosa quindi si mette spesso il rossetto, parla sempre di denaro per la sua venalità, questo il lavoro che ho fatto. Thomas ha spogliato le donne psicologicamente e noi attori cerchiamo di far emergere questo. Sono tutte donne gentili, che vivono nei primi anni ’60 in una Francia provinciale e perbenista, con le loro maschere quotidiane che celano tante bugie.
Sul palco e in tournée otto donne, che rapporto avete instaurato?
Devo dire molto bello, mai screzi tra noi, pensi che mi sono sentita eccitata e contenta di riprendere a lavorare con loro dopo la pausa natalizia. In scena abbiamo l’interesse comune di approfondire i personaggi e i rapporti ogni sera. Se una di noi inventa una nuova pausa, un sorriso, si reagisce di conseguenza migliorando sempre.
Come definirebbe questo spettacolo?
Si tratta di un noir con una attenzione al lato psicologico dei personaggi. È ambientato nel periodo di Natale, in una famiglia borghese. Fuori nevica, isolando i telefoni, e il capofamiglia, Marcel, viene trovato morto nella propria stanza con un pugnale infilato nella schiena. Le donne saranno così costrette a avviare una indagine per risolvere il mistero. Pian piano cadranno tutte le maschere e si definiranno le loro personalità, non è solo la ricerca del colpevole quindi, ma la ricerca di chi si è.
Finora come è stato accolto nei teatri italiani?
Benissimo, la risposta del pubblico è stata ottima, spesso abbiamo avuto il sold out. Il pubblico si diverte, accade spesso che in un momento dello spettacolo nel quale c’è una rivelazione si senta in sala una reazione di stupore, una sorta di “oh” prolungata che accomuna tutti i presenti.
Cinema, altra sua passione. C’è un film di questo periodo che consiglia?
Ho recentemente visto “L’ufficiale e la spia” di Polansky sull’affare Dreyfus, davvero molto bello, ottime atmosfere. Bello anche “Che fine ha fatto Bernadette” di Richard Linklater, mi è piaciuto molto.
La sua è una carriera straordinaria, c’è un regista o un attore con il quale vorrebbe lavorare?
Pierfrancesco Favino, ecco: vorrei lavorare con lui. Lo stimo molto, in realtà lavorai con lui tempo fa, nel film “I giudici” di Ricky Tognazzi dove io interpretavo la moglie di Giovanni Falcone e lui aveva il ruolo dell’autista del giudice ucciso. L’ho conosciuto lì e ho subito pensato meritasse.
Cosa consiglierebbe a un giovane che ami fare teatro e si sogna attore?
Io ho proprio emigrato. A metà anni ’70 non mi piaceva il teatro che si faceva in Italia e sono andata a Londra, poi negli Stati Uniti ho studiato il loro metodo, che in alcun e cose è adeguato in altre trovo esagerato, ma queste esperienze sono utili per trovare il proprio stile o i propri stili per esprimersi. Se una persona ha talento e non lo esprime quel talento è avvelenato, ti uccide dentro, occorre seguire quella strada. Oppure si rinuncia, ma con decisione, senza rimpianti. Il lavoro, come diceva Cechov, non è la fama, ma avere fede, ovvero crederci.
Quali progetti ha?
Molti, tra teatro e cinema, soprattutto tra America e Francia. Non credo che firmerò la prossima stagione teatrale in Italia perché ci sono questi progetti che si stanno concretizzando.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un thriller capace di sedurre lo spettatore attraverso la personalità di otto donne che scuotono le viscere drammaturgiche del testo con i loro segreti, le loro ambizioni, le loro perverse visioni interpersonali, la loro animalità. Questo in sintesi, lo spettacolo teatrale “Otto donne e un mistero” che andrà in scena stasera alle 21 al teatro Caniglia di Sulmona e domani, sempre alle ore 21, al Comunale di Atri.
Un lavoro diretto da Guglielmo Ferro con un cast straordinario composto da Debora Caprioglio, Caterina Murino, Antonella Piccolo, Claudia Campagnola, Giulia Fiume, Maria Chiara Dimitri, Paola Gassman e con Anna Galiena. Quest’ultima, anche traduttrice del testo, ha parlato di questo spettacolo nel corso di una intervista concessa a Centro.
Oltre a interpretare un importante ruolo in questo spettacolo lei ha anche curato la traduzione del testo originale di Robert Thomas. Cosa l’ha spinta a lavorare a questo progetto?
Il lavoro mi è stato proposto, in italiano c’era un adattamento che non piaceva e si è pensato di ritradurlo. Non è la prima volta che traduco testi per il teatro, ma stavolta ho voluto si sapesse, mi piace farlo e in questo caso il linguaggio dell’autore è medio per cui è stato semplice.
Lei interpreta la padrona di casa, nel vestire questi panni quali sono state le difficoltà, come vi è entrata?
Il personaggio che interpreto è una donna vanitosa, venale e chiaramente vitale. Tre V che mi hanno conquistata e guidata. Dal testo ho lavorato sul personaggio: è vanitosa quindi si mette spesso il rossetto, parla sempre di denaro per la sua venalità, questo il lavoro che ho fatto. Thomas ha spogliato le donne psicologicamente e noi attori cerchiamo di far emergere questo. Sono tutte donne gentili, che vivono nei primi anni ’60 in una Francia provinciale e perbenista, con le loro maschere quotidiane che celano tante bugie.
Sul palco e in tournée otto donne, che rapporto avete instaurato?
Devo dire molto bello, mai screzi tra noi, pensi che mi sono sentita eccitata e contenta di riprendere a lavorare con loro dopo la pausa natalizia. In scena abbiamo l’interesse comune di approfondire i personaggi e i rapporti ogni sera. Se una di noi inventa una nuova pausa, un sorriso, si reagisce di conseguenza migliorando sempre.
Come definirebbe questo spettacolo?
Si tratta di un noir con una attenzione al lato psicologico dei personaggi. È ambientato nel periodo di Natale, in una famiglia borghese. Fuori nevica, isolando i telefoni, e il capofamiglia, Marcel, viene trovato morto nella propria stanza con un pugnale infilato nella schiena. Le donne saranno così costrette a avviare una indagine per risolvere il mistero. Pian piano cadranno tutte le maschere e si definiranno le loro personalità, non è solo la ricerca del colpevole quindi, ma la ricerca di chi si è.
Finora come è stato accolto nei teatri italiani?
Benissimo, la risposta del pubblico è stata ottima, spesso abbiamo avuto il sold out. Il pubblico si diverte, accade spesso che in un momento dello spettacolo nel quale c’è una rivelazione si senta in sala una reazione di stupore, una sorta di “oh” prolungata che accomuna tutti i presenti.
Cinema, altra sua passione. C’è un film di questo periodo che consiglia?
Ho recentemente visto “L’ufficiale e la spia” di Polansky sull’affare Dreyfus, davvero molto bello, ottime atmosfere. Bello anche “Che fine ha fatto Bernadette” di Richard Linklater, mi è piaciuto molto.
La sua è una carriera straordinaria, c’è un regista o un attore con il quale vorrebbe lavorare?
Pierfrancesco Favino, ecco: vorrei lavorare con lui. Lo stimo molto, in realtà lavorai con lui tempo fa, nel film “I giudici” di Ricky Tognazzi dove io interpretavo la moglie di Giovanni Falcone e lui aveva il ruolo dell’autista del giudice ucciso. L’ho conosciuto lì e ho subito pensato meritasse.
Cosa consiglierebbe a un giovane che ami fare teatro e si sogna attore?
Io ho proprio emigrato. A metà anni ’70 non mi piaceva il teatro che si faceva in Italia e sono andata a Londra, poi negli Stati Uniti ho studiato il loro metodo, che in alcun e cose è adeguato in altre trovo esagerato, ma queste esperienze sono utili per trovare il proprio stile o i propri stili per esprimersi. Se una persona ha talento e non lo esprime quel talento è avvelenato, ti uccide dentro, occorre seguire quella strada. Oppure si rinuncia, ma con decisione, senza rimpianti. Il lavoro, come diceva Cechov, non è la fama, ma avere fede, ovvero crederci.
Quali progetti ha?
Molti, tra teatro e cinema, soprattutto tra America e Francia. Non credo che firmerò la prossima stagione teatrale in Italia perché ci sono questi progetti che si stanno concretizzando.
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