Incontro con Baliani il narratore poi ecco “Del coraggio silenzioso”

23 Gennaio 2019

PESCARA. La rassegna Teatro d'Autore e altri linguaggi/ Teatro di Narrazione in collaborazione con Oikos-Residenza per Artisti e con Sotto la Tenda dell’Avanguardia propone un ghiotto doppio...

PESCARA. La rassegna Teatro d'Autore e altri linguaggi/ Teatro di Narrazione in collaborazione con Oikos-Residenza per Artisti e con Sotto la Tenda dell’Avanguardia propone un ghiotto doppio appuntamento con Marco Baliani.
È il Florian Metateatro di Pescara a ospitare il fondatore e maestro del Teatro di narrazione oggi ore 18 nello spazio off di via Valle Roveto. L’incontro è a ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti (è consigliata la prenotazione).
Invece domani alle 21 il «raccontatore di storie» sarà sul palco con “Del coraggio silenzioso” collaborazione alla drammaturgia Ilenia Carrone, musiche eseguite al pianoforte da Fabio D’Onofrio produzione Comune di Bergamo – Teatro Donizetti – Casa degli Alfieri (prenotazione obbligatoria 0854224087, 3939350933). Di solito si associa alla parola “coraggio” un’azione eclatante, dettata da un’urgenza impellente, un’azione che sfida la morte e se ne appropria, mostrando una luminosa presenza dell’umano. È il coraggio Circondato da un alone di sacralità, visibile, mostrato, che accade in condizioni estreme, e che diviene poi epos, racconto, esempio. Ma c’è un altro tipo di coraggio, silenzioso e non appariscente, ed è di questa declinazione della parola Coraggio che Baliani ci narra in questo spettacolo. Il coraggio silenzioso agisce nell’essere umano quasi inaspettatamente, non presuppone una tempra guerriera, non si staglia sulla scena per mostrarsi nella luce, non si aspetta ricompensa, neppure quella, postuma, del racconto esaltante. Questo coraggio agisce in forma sottomessa, agisce anch’esso per un’urgenza ineludibile, ma non pretende riconoscenza, non attende un ringraziamento, colui o colei che lo attuano lo fanno per necessità, una necessità che ha a che fare con la profondità dell’umano che è in noi, a cui è perfino difficile dare una spiegazione. Antigone che, nonostante il divieto della legge di Creonte, va a seppellire il corpo del fratello, pagando con la morte questa trasgressione, è l’esempio archetipico di questa forma di coraggio. «Ci sono leggi non scritte, inviolabili, che esistono da sempre, e nessuno sa dove attinsero splendore». È su questo splendore di cui parla Antigone che Baliani si interroga e ci interroga. Cinque narrazioni, cinque situazioni estreme, ove far illuminare cinque esistenze, che, grazie al racconto, divengono, in quel luogo effimero e potente che è la scena teatrale, cinque testimonianze di taciturno coraggio.
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