Indiani d’America e droga a Berlino

In concorso Land dell’iraniano Jalali e La prière del francese Kahn
BERLINO. Un film sugli indiani d’America diretto da un iraniano cresciuto in Inghilterra e una pellicola francese sulla droga sono le due opere presentate in concorso, ieri, al Festival del cinema di Berlino.
In “Land”, scritto e diretto dal regista iraniano Babak Jalali, ci troviamo in una delle tante frontiere senza giustizia che dividono ricchezza e povertà: la riserva indiana di Prairie Wolf. Qui vive la famiglia dei Denetclaw protagonista della storia. Da una parte una cultura, quella dei nativi americani, relegata ai margini e, dall'altra, quella di chi ha vinto. In mezzo, un chiosco bar dove gli indiani attingono a quell'alcol che li stordisce e che non possono portare dentro la riserva (è proibito).
E’ il terzo film del regista, sceneggiatore e produttore Jalali, classe 1978, nato in Iran e cresciuto a Londra. «Con Land», dice il regista, «ho voluto raccontare una di queste comunità, una tribù di nativi americani che abita in una delle riserve indiane degli Stati Uniti. L’aspetto che più mi interessava della vita contemporanea nelle Riserve è come questa sia influenzata dal rapporto tra la comunità indiana e quella dei bianchi sia livello locale che a quello nazionale. Questo comunque non è un film documentario. Ovviamente la sceneggiatura è stata scritta dopo ricerche e conversazioni con le persone che vivono in quel luoghi. Volevo soprattutto raccontare quelli che si barcamenano in una vita apparentemente senza speranza. È il caso di Raymond che vive una vita di quieta disperazione e che osserva tutto intorno ciò che accade alla sua famiglia sentendosi incapace di fare alcunché, mentre tutto va in rovina. Ma cosa succede a un uomo che viene spogliato della sua dignità e di conseguenza della sua vita?».
La preghiera, l’affidarsi a Dio, può essere un'ancora contro la deriva delle droghe. Unica cosa con la stessa forza: forse solo l'amore. È quello che racconta con poesia e misticismo “La prière” di Cédric Kahn (Gli uomini di Dio), film in concorso per la Francia. Di scena il ventiquattrenne Thomas (interpretato da uno straordinario attore multi facce come Anthony Bajon). Il ragazzo non riesce ad uscire dalla sua dipendenza dall’eroina ed è ormai alla deriva. Ultima sua chance è una comunità di ragazzi di diversi paesi ed estrazione sociale che vivono insieme tra preghiera e duro lavoro in campagna. Il tutto sotto la supervisione attenta di un prete cattolico, Marco (Alex Brendemühl). Per il carattere ribelle di Thomas non sarà facile adattarsi ad un posto che non potrebbe essere più lontano dalla sua cultura ribelle. Tra crisi di astinenza, tentate fughe e risse, Thomas alla fine trova però una sua forma di fede anche dopo aver incontrato una dolce compagna, Sybille (Louise Grinberg). Quello che in realtà scopre il ragazzo è il valore dell'amicizia e della solidarietà tanto da sentirsi pronto al sacerdozio, ma le prove verso la redenzione per Thomas non finiscono qui. Nel cast del film, applaudito stamani alla prima stampa, anche Hanna Schygulla, nel ruolo di Sorella Myriam.
«Il film», spiega il regista, «è stato un lungo processo nato con il desiderio di raccontare con approccio quasi documentaristico il passaggio che porta dalla droga alla religione».
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