«Io, un “bandautore” che diverte»

14 Luglio 2018

Paolo Belli e la sua big band stasera ad Alba Adriatica: «Mi piace la musica fatta in tanti»

PESCARA. «Le parole d'ordine sono estate e divertimento». Sulla musica dal vivo ha le idee chiare Paolo Belli, che stasera insieme alla sua big band di 12 elementi accenderà la serata di Alba Adriatica con un concerto all'insegna dell'inconfondibile pop-swing di “Sotto questo sole” e tanti altri successi.
Appuntamento col musicista e showman emiliano in piazza del Popolo alle ore 22. La serata, a ingresso gratuito, è il regalo che la giovane cittadina costiera teramana fa a se stessa per il 62esimo compleanno. Nutrita e affiatata la Paolo Belli Big Band: Mauro Parma batteria, Enzo Proietti piano e hammond, Gaetano Puzzutiello contrabbasso e basso, Peppe Stefanelli percussioni, Paolo Varoli chitarre e banjo, Pierluigi Bastioli trombone e bassotuba, Nicola Bertoncin tromba, Daniele Bocchini trombone, Gabriele Costantini sax contralto e tenore, Davide Ghidoni tromba, Marco Postacchini flauto, sax baritono e tenore, Juan Carlos Albelo Zamora violino e armonica.
«Qualcuno mi ha chiamato un “bandautore”» racconta al Centro il musicista «È una definizione perfetta. Mi piace la musica fatta in tanti. Da più di vent’anni ho la fortuna di viaggiare con musicisti straordinari. Insieme facciamo swing, funky, pop, latin, in concerti che sono festa e divertimento. Dicono che sono un folle a girare con una big band, ma lavoriamo tanto, almeno 50 concerti l'anno, anche all'estero, Canada, Stati Uniti. Ci accontentiamo di tante piccole fette della torta. Però con una big band si riesce a dare qualità al pubblico e questo ci fa felici».
Che rapporto ha con l'Abruzzo? Qui viene spesso a suonare.
«Grazie a Dio sì. Terra bellissima, con un pubblico sempre molto caloroso. L’Abruzzo mi chiama spesso. Mi ha sempre dato tanto e quindi lo devo ripagare al meglio nei concerti».
Musicista ma anche intrattenitore e conduttore, come ha dimostrato nei varietà di Rai1 o nelle maratone Telethon. È un uomo di spettacolo a tutto tondo.
«A tutto tondo è l'espressione perfetta per me (ride sonoramente, alludendo alle sue rotondità, ndc). Ho sempre desiderato fare quello che faccio. Fin da ragazzino. Ho cercato di imparare l'arte dell'intrattenimento a 360 gradi, ispirandomi a maestri come John Belushi, Carosone, Jannacci, Arbore. Poi non è detto che ci riesca, ma mi piace provarci, vengo da quella estrazione lì. Ma alla base deve esserci sempre lo studio, la curiosità, la gavetta. E ho avuto la fortuna di collaborare con grandi professionisti come Panariello, Carlo Conti, Milly Carlucci» .
Telethon, la Nazionale di calcio cantanti, di cui è stato giocatore e ora è presidente. La solidarietà la vede da tempo impegnato in molte iniziative. A quale progetto tiene di più?
«I progetti sono tanti. Ognuno ha la sua realtà ed è importante. Certo, stai più attento soprattutto alle cose che ti capitano addosso. Il terremoto, per esempio. O un parente malato. Io sono iperfortunato perché sono sano e faccio il lavoro sognato da bambino. Mi devo sdebitare e restituire qualcosa di questa fortuna, mi devo buttare dentro al 101 per cento. Lo faccio anche per me, per il mio io interiore. Ogni volta è come leggere un nuovo libro. E un libro ti arricchische sempre».
Nell'89 a Sanremo con Ladri di biciclette. L'anno prossimo festeggia i suoi primi trent'anni di carriera musicale. Bilancio?
«Ho avuto alti enormi e bassi enormi. Ma il bilancio è positivissimo. È importante coltivare i propri sogni, crederci, lavorare senza dare mai niente per scontato. E avere rispetto per gli altri».
Tornando alla Nazionale cantanti, chi non sfigurerebbe in serie A?
«Moreno, il rapper, è fortissimo. A suo tempo Ramazzotti e Barbarossa».
Da juventino quanto sta godendo per l'acquisto di Cristiano Ronaldo?
«Sono felicissimo. Sono da sempre un suo fan, è un fenomeno. Un acquisto straordinario per la mia squadra e un traino per tutto il movimento calcistico italiano e il suo indotto».
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