Jacobin, la sinistra radicale Usa sbarca all’Aquila

Presentata l’edizione italiana della rivista portavoce del socialismo democratico americano
L’AQUILA. E’ stata presentata, ieri all'Aquila, l'edizione italiana di Jacobin, il celebre magazine del socialismo democratico americano. Nata nel 2010 negli Usa, Jacobin Usa ha saputo negli anni imporsi come voce autorevole e influente della nuova sinistra americana. All'incontro, organizzato dal Caffè Letterario L'Aquila e dal Collettivo Fuori genere, hano parteciperato David Broder, storico e redattore europeo di Jacobin Magazine, e Gaia Benzi, attivista di "Non una di meno - Roma" e redattrice di Jacobin Italia. L'incontro ha previsto un focus sul secondo numero dell'edizione italiana, intitolato "Scioperi!". Il tema portante è legato alle vecchie e nuove forme di questo strumento collettivo di lotta dentro e oltre i luoghi di lavoro. I contributi di Jacobin Usa sono incentrati sulle recenti affermazioni dei socialisti democratici americani, a cominciare da Bernie Sanders che nel 2020 sarà impegnato in una nuova campagna presidenziale. Una sfida editoriale impegnativa, mentre il magazine italiano approfondisce le dinamiche della sinistra nella Penisola. Lo spirito con cui Jacobin è stato portato in Italia è quello di dare una piattaforma ai tanti che sono orfani di un luogo di discussione e riflessione e che non si accontentano dei cinque minuti di odio quotidiani che Facebook gli garantisce. «Molti redattori del Jacobin originale sono interessati alla storia della sinistra italiana», spiega Broder in un colloquio con Giulio Pecci per DudeMag, «anche se riconosciamo che allo stato attuale è fottuta, non esiste più in pratica, anche le esperienze più recenti sono fallite. Non lo dico per liquidare lo sforzo dei compagni, ma è evidente che c’è un problema molto grave, la sinistra italiana è la peggiore in Europa. Non solo a livello di partecipazione ma anche proprio a livello culturale. Questo perché c’è una serie di piccoli partiti o di “scene”, che vogliono incarnare la vecchia tradizione e la proteggono gelosamente però non sanno espandersi al di là di quel piccolo circolo, o creare qualcosa con funzione egemonica. Quindi c’è anche un problema di orizzonti, ambizioni e comunicazione. Non che noi possiamo salvare l’Italia da soli, il nostro non è un intervento umanitario, però bisognava fare qualcosa, e mi sembra ovvio che non ci sia qualcosa di simile a Jacobin in Italia. Ci sono alcune riviste di sinistra, però non hanno la nostra funzione, il nostro stile e la nostra politica». (fab.i.)
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