Jada Pinkett: perché Will Smith mi chiamò moglie?

Esce l’autobiografia dell’attrice: scioccata dallo schiaffo agli Oscar, non ci consideriamo sposati da anni
NEW YORK. Jada Pinkett Smith ha detto di esser rimasta scioccata quando Will Smith ha parlato di lei come di sua «moglie» durante il clamoroso episodio dello schiaffo in diretta al comico Chris Rock durante la notte degli Oscar 2022. L’attrice, che sta lanciando il suo libro di memorie, ha rivelato alla Nbc che «da anni» la coppia non si considera più sposata.
«Non ci chiamiamo più marito e moglie da tempo. Mi chiesi, ma perché proprio adesso?», ha detto la Pinkett che nei giorni scorsi aveva parlato di una separazione in atto da sei anni già al tempo dell’incidente, anche se mai formalizzata in divorzio. Il memoir di Jada, intitolato “Worthy”, uscirà il 17 ottobre. «Giunti al 2016 eravamo semplicemente esausti di provarci», le parole dell’attrice ai magazine People e Today anticipando quanto ha scritto nel suo libro autobiografico. «Penso che fossimo entrambi ancora bloccati nella nostra fantasia su ciò che pensavamo dovesse essere l'altro». Sposati dal 1997 e genitori di Jaden e Willow (a loro volta attivi nel mondo dello spettacolo), il loro continuare a presenziare a eventi pubblici insieme (nonostante non avessero mai fatto mistero di come la loro fosse una coppia aperta) aveva sempre portato avanti la narrazione della famiglia modello che, nonostante alcune difficoltà, rimaneva unita e vincente. Impossibile non citare a tal proposito la cerimonia di premiazione degli Oscar 2022, quando un inalberato Smith era salito furente sul palco per schiaffeggiare Chris Rock, conduttore della serata, colpevole di aver pronunciato una battuta di troppo sulla moglie e l’alopecia di cui soffre. «Tieni il nome di mia moglie lontano dalla tua fo***ta bocca» la frase passata alla storia, pochi secondi prima di quello schiaffo in diretta. Jada aveva alzato gli occhi al cielo: «Non tanto per me», dice l’attrice al riguardo, «quanto perché pensavo che stava prendendo in giro la mia malattia». .

