Jovanotti in bicicletta alla ricerca della libertà

Da domani su Raiplay “Non voglio cambiare pianeta” il documentario sul viaggio in Sudamerica
«Sono entusiasta del nuovo e per emergenza sono disposto a passar sopra a tutto ma la musica bisogna viverla e quando usciremo da questa situazione tutto sarà da costruire: la musica è il superfluo necessario ed è sfogo cutaneo del pianeta. Fra poco l’isolamento stretto non sarà più necessario». È il Jovanotti pensiero espresso, ieri, durante la videoconferenza da casa sua con i media per parlare del docutrip “Non voglio cambiare pianeta” in onda per quindici puntate su RaiPlay a partire da domani.
«I miei fans troveranno qualcosa che conoscono», dice Jovanotti. «C’è letteratura, poesia e mi auguro che qualcuno inciampi in questo viaggio non turistico ». Un viaggio da solo, ma non solo, da Santiago del Cile a Buenos Aires, attraverso deserti, coste oceaniche, parchi nazionali, le Ande, le pampas, i villaggi sperduti e la grande città. «Il nord del Cile è posto meraviglioso che toglie il fiato», racconta. «Una vera leggenda per i ciclisti, un deserto di solitudine con vento pazzesco, e punto di attrazione da verificare».
Una bicicletta, una musica in testa, il ritmo dei pedali e del respiro, una tendina, un paio di borse appese al telaio e tante banane che sono la benzina dei ciclisti: tra gennaio e febbraio Lorenzo Cherubini ha pedalato da solo per 40 giorni: « Sono partito per una terra che amo, il Sudamerica, con un cellulare e una telecamera piccola come una mezza mela, e non pensavo che sarebbe diventata un’idea di racconto».
“Non voglio cambiare pianeta” é un verso del poeta cileno Pablo Neruda a farci entrare nel viaggio di Lorenzo e a dare il titolo all’intero docutrip.
La prima puntata di “Non voglio cambiare pianeta” va in onda alla vigilia della Festa della liberazione del 25 aprile. «È un significato che sappiamo dare per questa festività ma si tratta di una coincidenza, anche se la coincidenza non esiste. É importante perché ci mette in contatto con la parola “liberazione” che si compie per realizzare la libertà che bisogna riaffermare, oggi chiusi in casa per esercitare la nostra libertà: festeggiarla è un’idea che non muore mai per imparare anche il passato, scoprendo che “virale” oggi è una parola pericolosa ed è il simbolo della nostra epoca».
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