L’abito? Non farà il monaco, ma fa il cuoco alla moda
Tra grembiuli neri e cappelloni candidi, chi sta in cucina deve mostrarsi curato anche nel vestire
di Jolanda Ferrara
La divisa fa il cuoco? Anche, soprattutto se si presenta in ordine, candida e immacolata. Ma la bravura ai fornelli è prioritaria, terreno concreto ed essenziale su cui misurarsi quotidianamente. Di sicuro anche l'occhio vuole la sua parte, come si conviene. Ma tra forma e sostanza, i cuochi abruzzesi più e meno stellati sentiti a campione non si perdono in ciance.
E all'idea della mise griffata – il fashion negli operatori della ristorazione potrebbe rappresentare un valore aggiunto, secondo alcuni stilisti avveduti – nicchiano, mostrandosi decisi sulle proprie scelte di taglio sartoriale sul posto di lavoro. «Per me la comunicazione del cibo non passa per la divisa da cuoco. Il mio approccio alla cucina è semplice e come mi vesto non ha importanza, è importante piuttosto che la divisa sia sempre pulita e in ordine, se poi questo può servire a essere più comunicativi tanto meglio», risponde a caldo Cinzia Mancini (Bottega Culinaria Biologica, San Vito Chietino), cuoca creativa e fuori dagli schemi che arriva a parlare di piatti «materici» e «di ricerca» (d'altronde la sua prima passione è stata per la moda e il design, e a casa – rivela – ha respirato estro e creatività con una sorella in accademia e un'altra dedita alla filosofia) come fosse arte contemporanea, concetti di gusto che arrivano al palato passando per il pensiero.
«Di carattere sono timida e i cuochi presenzialisti sempre in tivù a me non piacciono, è un modo di essere non affine al mio», ribadisce Cinzia «anche se tutto questo protagonismo intorno al cibo ha fatto guardare con occhi diversi al mondo dell'alta ristorazione». «Una divisa variopinta o comunque eccentrica devi saperla indossare, personalmente scelgo divise nere, forse perché il nero snellisce»m conclude. «L'Italia è sempre un po' modaiola e ora accade che la moda della griffe sia stata catapultata sulle giacche da chef, si è arrivati al punto che si fa il cuoco non più solo per passione ma per prestigio. Il fascino della divisa più ambito e sovraesposto oggi è quello dello chef . Ma è anche segno evidente che la cucina è cambiata rispetto a cinquant'anni fa, meno opulenta e più attenta alla qualità», commenta lo stellato William Zonfa (Magione Papale, L'Aquila). «Per me la scelta della giacca è fondamentale, deve aderire alla fisionomia di chi la indossa, deve essere comoda, leggera e tecnica, performante. Il mio è un look da palestrato? No, niente palestra, mangio di tutto ma sto attento, soprattutto ai grassi e agli eccessi».
Gli fa eco la compaesana Marzia Buzzanca (Percorsi di Gusto, L'Aquila) : «Della divisa griffata penso malissimo ma, onestamente, amo curarmi, senza eccentricità. Per la divisa resto sul classico, mi piace l'innovazione ma senza esagerare. Lavorando in una cucina piccola d'estate prediligo camicioni bianchi, pratiche sahariane. Il bianco è l'ideale lavorando molto con le farine. D'inverno il classico completo, vivacizzato da un nastro per i capelli, sempre ben fatti. Siamo pur sempre donne, quindi un po' civettuole».«Bianca candida e ben stirata, sempre. La giacca da cuoco è la mia seconda pelle, la indosso 12, anche 16 ore al giorno, perciò è un modo di essere e di riconoscersi. Come afferma il maetsro Gualtiero Marchesi, l'eleganza è nel modo di presentarsi: per me giacca bianca, pantalone nero con la piega e la classica scarpa stringata nera. Quando esci in sala lindo e pulito è come indossare un abito firmato», dichiara Domenica Vagnarelli (ristorante Acquaviva, Breaking Business Hotel a Mosciano Sant'Angelo). «Sto cercando una stilista che mi confezioni una divisa diversa dal solito, con un imprinting diverso visto che sono un cuoco donna e le occasioni di rappresentanza in alta uniforme non mi mancano». «Bianca, nera o colorata non c'è nesso tra le scelte di abbigliamento e il saper cucinare», rimarca Carlo Ferraioli (Ferraioli, Pescara). Io ho scelto i pantaloni colorati da molti anni e cappellone bianco, tutto sta saperli indossare».
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