L’Abruzzo allegro di fanfare e tamburi rischia di scomparire

Dalle feste religiose al Festival internazionale di Giulianova tutto tace. I direttori: «Resteremo in silenzio fino al vaccino»
Quando la banda non passò: processioni del Venerdì Santo e miriadi di feste patronali, dalle città ai paesini. Col blocco di tutte le manifestazioni, religiose e laiche, tacciono le bande musicali in Abruzzo. Si ferma pure il Festival internazionale delle bande musicali, la cui 21ª edizione era fissata a Giulianova dal 2 al 7 giugno. La rassegna-concorso per bande e majorettes è rinviata al 2021, annunciano Mario Orsini e Gianni Tancredi, presidente e vice dell’associazione Padre Candido Donatelli.
La tradizione bandistica è viva più che mai in tutta Italia e l’Abruzzo non fa eccezione, con numerosi complessi di fiati e percussioni sparsi in tutta la regione a testimoniare una storia lunga e gloriosa, che ha visto le bande abruzzesi invitate in Europa e in America. Per saperne di più si legga il volume “Le bande musicali in Abruzzo (1783-1984)” del giornalista Franco Farias e del musicologo Francesco Sanvitale (Gangemi).
Una ventina i gruppi iscritti all’Anbima (Associazione nazionale bande italiane musicali autonome), ma le bande abruzzesi in attività sono tre volte tanto. Chieti la provincia con più formazioni, una trentina, L’Aquila, Pescara e Teramo si dividono le altre. In repertorio programmi sinfonici, lirici, moderni. Tra gli storici autori di marce sinfoniche e altri pezzi originali per bande Nicola Centofanti, Pietro Marincola, entrambi lancianesi, Antonio Di Jorio di Atessa, Camillo De Nardiis di Orsogna. Ora la situazione non è facile per le bande. Quando la stagione dei concerti bandistici stava entrando nel vivo le orchestre sono state fermate dall’emergenza epidemia.
TERAMO «Feste, processioni, tutto annullato. Dovevamo suonare il 22 aprile a Giulianova per la festa della Madonna dello Splendore», dice Evaristo Alessandrini, presidente del Concerto Bandistico Città di Ancarano, nato nel 1860, sciolto nel secondo dopoguerra, e rinato quarant’anni fa su sua iniziativa. Orchestra di 40-42 elementi, uomini e donne, giovani e anziani, quasi tutti musicisti diplomati, direttore Francesco Albertini. «Vorremmo non essere dimenticati e sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. Probabilmente saremo gli ultimi a essere aiutati e a tornare a suonare. Le bande musicali sono associazioni no profit. Vivono di briciole, di spiccioli. La Regione Abruzzo con la legge 15 del 2000 dava contributi sostanziosi alle bande che facevano attività stabile e rendicontata. Ora finanzia singole manifestazioni, con un contributo massimo di 2.500 euro. Finanziamenti a pioggia che servono a poco».
CHIETI «Da inizio anno avevamo già partecipato a una decina di feste religiose e al Carnevale di Francavilla. La stagione bandistica inizia il Venerdì Santo. Perdiamo un centinaio di date fino alla chiusura di stagione, la prima domenica di ottobre a Scanno», spiega Marco Vignali, direttore della Banda Città di Chieti, che esiste con alterne vicende dai primi del '900. Da qualche anno la banda ha alle spalle l’associazione culturale Arte che fa storia continua, presieduta da Alberto Colonna. Cinquanta elementi in organico, per lo più diplomati, oltre a studenti di conservatori e licei musicali e qualche amatore. «La tradizione bandistica è radicata e sentita, ma è a rischio. Finché non ci sarà un vaccino dovremo tacere. Siamo associazioni culturali, tutte le bande abruzzesi non sono stipendiate ma sostengono spese annuali, divise, manifesti, furgone. I comitati feste danno rimborsi spesa, ma senza fondi è dura. I Comuni dovrebbero finanziare le bande che li rappresentano. Speriamo che la Regione dia una mano».
L’AQUILA «Non ci permetteranno di suonare nemmeno in Fase 3», osserva il referente regionale Anbima Antonio Botticchio, presidente onorario (dopo 35 anni di carica effettiva) della Banda di Pescina I Leoncini d’Abruzzo, maestro Paolo Alfano, una delle più antiche nella regione, «la prima, con Città Sant’Angelo, a istituzionalizzarsi, dandosi uno statuto nel 1801».
I Leoncini, 50 elementi, età media 35-40 anni con un vivaio di giovanissimi che già a 12-13 anni viene inserito nella formazione maggiore, ha anche un’attività invernale, «in sale, teatri, chiese dei paesi senza auditorium». Per la banda c’è ancora entusiasmo, dice Botticchio, grazie anche ai giovani negli organici e repertori rinnovati, in cui sono frequenti le musiche da film, come nel caso della banda di Montorio al Vomano, diretta da Gabriele Mascitti.
«Se più bande si iscrivessero l’Anbima sarebbe più forte, con più voce in capitolo. Tre anni fa l’associazione segnalò alla Regione Abruzzo la presenza di una sessantina di bande in attività, ma non è stato fatto granché. Grazie al consigliere Luciano Monticelli c’è stata la legge 46 del 2014, con bandi pluriennali per progetti (il primo nel 2018), di fatto rimborsi per i concerti. La Regione dovrebbe valorizzare le scuole musicali di quelle bande che vogliono alzare il livello e mantenere alta la tradizione».
PESCARA Il capoluogo da decenni non ha più la banda, ma il Pescarese conta diverse formazioni. «In tutto l’Abruzzo ci sono belle realtà, però non iscritte all’Anbima. L'associazione lavora al progetto della Banda Giovanile Sinfonica Nazionale, a cui spero possa dare il suo contributo l’Abruzzo. Serve una legge regionale per finanziare l’attività formativa. L’Abruzzo non deve perdere terreno rispetto ad altre regioni in cui ogni Comune ha la banda giovanile», sottolinea Matteo D’Agostino, direttore dal 2004 al 2008 della Fanfara Carabinieri di Milano, direttore ospite della Banda di Picciano. D’Agostino, due mesi fa eletto nel consiglio nazionale Anbima, nel 2019 ha avviato il progetto Banda Giovanile di Collecorvino, di cui è direttore (Gabriele D’Emidio dirige la banda senior), con corsi di musica a indirizzo bandistico per bambini e ragazzi. «Noi abruzzesi sentiamo il dovere di garantire il futuro delle nostre bande. È necessaria la formazione fin dall’età scolare. Inoltre dovremmo fare rete con le realtà più vicine e i modelli virtuosi. Come le Marche, che esprimono realtà bandistiche giovanili provinciali e regionale, finanziate dalla Regione».
