L’Abruzzo lancia le bollicine e guarda all’Asia

Novanta produttori in mostra alla fiera di Verona Cambio al Consorzio di tutela, arriva Di Campli
PESCARA. Conto alla rovescia per il Vinitaly, la fiera mercato internazionale del vino in programma a Verona da domenica 10 a mercoledì 13. Le aziende abruzzesi saranno presenti in larga parte sotto l’ombrello logistico (e in parte finanziario) della Regione (l’evento è stato è presentato ieri dall’assessore Dino Pepe), nel cui stand da 400 metri quadri prenderanno posto 90 aziende produttrici, mentre altre 23 imprese olearie saranno al salone Sol&Agrifood dedicato all’agroalimentare di qualità. La presenza vinicola nello stand regionale non esaurisce però la partecipazione abruzzese, perché ci saranno aziende come la Pasetti di Francavilla o la Masciarelli, e altre, che parteciperanno in autonomia con un proprio spazio espositivo.
A tagliare il nastro sarà domenica il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, primo capo dello Stato a inaugurare la fiera, mentre lunedì è prevista la visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi che tratterà delle sfide digitali che attendono il mondo del vino in un confronto con Jack Ma, fondatore della piattaforma cinese di e-commerce Alibaba.
La partecipazione abruzzese si caratterizzerà soprattutto per la sfida lanciata dal Consorzio di tutela dei vini abruzzesi al mondo delle bollicine, con una degustazione di etichette abruzzesi in programma lunedì. «Abbiamo finalmente preso coscienza che i nostri vitigni (cococciola, pecorino, passerina) sono molto adatti alla spumantatizzazione», spiega Tonino Verna, presidente del Consorzio (che il 29 lascerà la carica a Valentino Di Campli presidente di Citra), «lo sanno bene i nostri cugini francesi ai quali abbiamo venduto per anni i nostri bianchi, apprezzati per la loro alta acidità, come base per spumanti».
Altra sfida è quella della internazionalizzazione, che secondo Verna deve essere «fissa». «Bisogna stare cioè sui mercati esteri dodici mesi l’anno per dieci anni con tutti i prodotti possibili», spiega. L’attenzione del presidente del consorzio va soprattutto al mercato asiatico, «quasi assente dal ProWein di Dusseldorf, mentre mi auguro che sia presente a Verona» (e l’arrivo del cinese Jack Ma potrebbe essere di buon auspicio). E’ sui mercati esteri che, secondo Verna, il nostro vino (non solo abruzzese, ma italiano) può ritrovare smalto in un mercato altrimenti statico, come denunciava l’altro giorno il Corriere vinicolo sottolineando la crescita dell’export di appena il 5% addebitabile soprattutto agli spumanti, mentre il “vino fermo” soffre. Altro problema, che il Vinitaly lascia significativamente a casa e nello stesso tempo mette in luce, è quello della produzione di vino sfuso, che in Abruzzo è il 60% di tutto il vino prodotto. Un segmento sottoremunerato (un ettolitro di sfuso viene venduto a 38 euro di media in Italia, meno in Abruzzo, ha detto Verna) che ha larghi margini di crescita se viene indirizzato verso l’imbottigliamento. Uno sforzo sul quale Pepe promette di impegnare la Regione. Ma bisognerà anche far conoscere bene i nostri vini. Ieri un’indagine di Nomisma-Wine Monitor sui bianchi autoctoni italiani indicava al primo posto il Verdicchio, seguito da Vermentino, Vernaccia, Tocai Friulano e Falanghina. Compare nella ricerca anche il Pecorino, ma come vino marchigiano, e non c’è da stupirsi, visto se lo studio verrà presentata l’11 a Verona proprio nello stand delle Marche.
Per tornare alla manifestazione, va sottolineata la partecipazione del Movimento Turismo del vino e dei sommelier dell’Ais Abruzzo, presieduti rispettivamente da Nicola D’Auria e Gaudenzio D’Angelo, impegnati in uno spazio dello stand dedicato all’“Abruzzo street food”. In questo spazio saranno proposti con i vini dell’enoteca regionale i piatti tipici abruzzesi, virtù teramane in primis, rivisitati in versione street. «L’unico modo per uscire dai “vini fotocopia”, uguali in tutto il mondo», ha spiegato D’Angelo, «è puntare sull’elemento del territorio che nessuno può copiare».
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