L’America celebra Dylan (che continua a tacere)

15 Ottobre 2016

NEW YORK. Dopo che a Las Vegas non ha aperto bocca se non per cantare, l'attenzione si è spostata nel week end a Desert Trip per la seconda puntata della «Woodstock dei Senior» assieme ai Rolling...

NEW YORK. Dopo che a Las Vegas non ha aperto bocca se non per cantare, l'attenzione si è spostata nel week end a Desert Trip per la seconda puntata della «Woodstock dei Senior» assieme ai Rolling Stones. Poi a Phoenix domenica, Albuquerque martedì, il 19 a El Paso, il 22 a Thackerville in Oklahoma. Instancabile, inossidabile, il premio Nobel per la letteratura Bob Dylan non ha cambiato l'agenda del suo Never Ending Tour che dal 1988 lo porta in giro per il mondo. Ma se l'Accademia dei Nobel ancora non è riuscita a parlare direttamente con il cantante, Dylan potrebbe addirittura non ringraziare mai: così ha ipotizzato uno degli amici storici, il cantante Bob Neuwirth, parlando con il Washington Post.

Dall'Accademia il cancelliere Odd Zschiedrich spiega che l'organizzazione del premio ha parlato «con l'agente e con il manager dei suo tour di concerti, ma non direttamente da lui», anche se minimizza: «Non è la prima volta, anche in epoche moderne, che non si riesce a parlare direttamente con il premiato».

Intanto il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan mette d’accordo per una volta tutti i grandi media americani. Nella pioggia di omaggi al cantautore del Minnesota spicca quello del New Yorker che gli dedica una delle sue leggendarie copertine in cui il poeta della musica, stilizzato in nero su sfondo bianco, è riconoscibile nella classica posa con occhiali da sole, bavaglio del cappotto alzato e capelli scompigliati.

Dal New York Times alla rivista specializzata Rolling Stone (che deve il nome proprio dall’omonimo brano di Dylan), la linea è la stessa: il sommo riconoscimento per la letteratura sorprende sì, ma è un tributo che era da tempo dovuto. Sul New York Times, un’altra pagina dello stesso giornale, il giornalista Greil Marcus lo definisce «Maestro di cambiamento» e, rassicura il Premio Nobel che 52 anni fa “confidava” in «I Shall Be Free No. 10»: «Sono un poeta, lo so, spero di non rovinare tutto»: «Non lo hai fatto» afferma Marcus. Dal Boston Globe il titolo più forte: «Bob Dylan isn’t literature. He’s better» (Bob Dylan non è letteratura. E’ qualcosa di meglio). Parola di Ty Burr.

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