L’amore secondo Truman Capote al Florian

Oggi e domani a Pescara uno spettacolo incentrato sullo scrittore di “A sangue freddo” con in scena Gianluca Ferrato
PESCARA. “Truman Capote. Questa cosa chiamata amore” è il titolo di uno spettacolo teatrale che andrà in scena, stasera alle 21, e domani alle 17.30, al Florian Espace di via Valle Roveto a Pescara. Lo spettacolo è una produzione del Florian Metateatro in collaborazione con Teatro della Toscana. Il testo, incentrato sulla vita del grande scrittore americano del Novecento, è di Massimo Sgorbani con in scena Gianluca Ferrato. L’impianto e la regia sono di Emanuele Gamba, le scene di Massimo Troncanetti e i costumi di Elena Bianchini. Dopo Pescara, lo spettacolo andrà in scena al teatro Off-Off di Roma dal 15 al 17 marzo.
«Uno straordinario Gianluca Ferrato», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo, «è il protagonista di questo irresistibile monologo. È il Capote più irriverente quello che emerge da “Truman Capote. Questa cosa chiamata amore”, in cui Massimo Sgorbani disegna un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti».
«Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta», proseguono le note, «ha segnato la letteratura degli Stati Uniti. Truman Capote, geniale scrittore, giornalista e drammaturgo, è stato, dopo Hemingway, forse il più grande esempio di autore divenuto protagonista, e vittima, dello star system a stelle e strisce. Un predestinato alla scrittura. Inizia a scrivere a otto anni, a diciassette le prime pubblicazioni, a diciannove vince il primo O. Henry Award della sua vita».
«Dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità», si legge ancore nelle note di presentazione dello spettacolo, «Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese, quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri, da Colazione da Tiffany a Marlon Brando.Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità “A sangue freddo” del 1966, capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico».
Di questo spettacolo, Franco Cordelli, critico teatrale del Corriere della Sera, ha scritto: «La regia di Emanuele Gamba modula in modo sapiente il testo con i tagli di luce, le gigantografie, gli elementi scenici di questo vertiginoso monologo a cui Ferrato dà vita e irresistibile vitalità, con continui cambi di velocità, con alterazioni della voce e spostamenti repentini, con contagioso ardore».
Maura Sesia, della Repubblica, ha scritto: «Gianluca Ferrato è Capote ma è anche se stesso, nella sua vita di attore fuori dal coro. Il lavoro ha un’intensità inconsueta ed è fitto di stupefazioni. E la chiusa docissima, in omaggio alla biondissima icona della fragilità, svela il segreto. Che spiega la sfrontata libertà di parola, in un’ora, che è una vita».
Il biglietto d’ingresso costa 10 euro (ridotto, 8 euro; speciale, 7 euro per scuole di teatro, danza, musica convenzionate).
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