La lingua di terra e di luna delle poetesse

26 Giugno 2017

Esce un’antologia di voci femminili curata dalla scrittrice aquilana Anna Maria Giancarli

La poesia rappresenta sicuramente una delle ancore di salvezza per una lingua sempre più mercificata e sempre meno significante.
E’ con questo intento polemico costruttivo che si propone in questi giorni nelle librerie un’antologia al femminile, curata dalla poetessa aquilana Anna Maria Giancarli e intitolata “Lingua di terra e di luna” (14 euro, 154 pagine, collana i libri di poesia) che raccoglie le poesie di circa 40 poetesse, o meglio “poete” come le chiama Anna Maria Giancarli nella prefazione, sottolineando ovviamente anche il carattere di denuncia di un affrancamento della scrittura femminile da «secoli di esclusione ed emarginazione». Ma la raccolta, che ovviamente si propone di testimoniare gli eccelsi risultati raggiunti dalla ricerca poetica femminile, unisce all’idea di un riscatto e, potremo dire, di un giusto empito di orgoglio, anche il desiderio di superare il puro riferimento occasionale, per puntare ad una difesa universale della poesia. E infatti il titolo evoca in fondo questa duplicità di azione, affidata ad un linguaggio poetico che vuol essere senz’altro «di terra», dunque ancorato alla realtà, e magari ad una realtà dove la parità tra i sessi è ancora una chimera, ma aspira anche a farsi «di luna», cioè a seguire l’antico sogno dei poeti esploratori del territorio metafisico, alla ricerca di un senso più essenziale, più rivelatore, che non ha paura di esplorare il mistero e farlo suo. Ciò è evidente ad esempio nelle due poesie di Mariella Bettarini che riproduce il tema della condizione della scrittura femminile, ma nello stesso conia l’equazione vita-volo-scrittura, piena di ardore metafisico. Ed è così anche nelle altre blasonate scrittrici, come Marcia Theophilo e la sua poesia naturalistica dove la natura si mostra come una condizione superiore, oppure Stevka Smitran che dedica all’erba e alle farfalle le sue due liriche, a difesa dice «delle cose ferite» che però spiccano il volo come le farfalle, o ancora Nicoletta Di Gregorio che parla contro il femminicidio, ma dedica versi anche al «mistero di luce». E poi Rita El Khayat, tra le più accredditate poetesse del Marocco e del Maghreb, con una poesia in cui il vocativo “Anima” ripetuto mostra tutto il trauma di una violenza subita, più dal cuore che dal corpo. Insomma tutte le autrici mostrano questa doppio lato di terra e di luna, la stessa Anna Maria Giancarli, Bibiana La Rovere, Federica D’Amato, Anila Hanxhari, e tutte le altre eccezionali poetesse dell’antologia.
Marco Tabellione
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