«La Lollo era fragile»: chiesti 7 anni per Piazzolla

Il processo al factotum dell’attrice accusato di circonvenzione d’incapace. La sentenza il 5 ottobre
ROMA. «Tenuta in isolamento, in uno stato di vulnerabilità», di fatto in uno «stato di fragilità». Così il pubblico ministero nel processo in corso al tribunale di Roma ha descritto il modo in cui la grande Gina Lollobrigia, morta il 16 gennaio scorso a 95 anni, era tenuta dal suo collaboratore e factotum, Andrea Piazzolla.
Per l’uomo, che ha 35 anni, il sostituto procuratore Eleonora Fini ha chiesto una condanna a 7 anni e sei mesi di carcere per la pesante accusa di circonvenzione di incapace per aver sottratto beni dal patrimonio dell’attrice tra il 2013 e il 2018. La sentenza è attesa per il 5 ottobre. Nel corso della sua requisitoria il pm ha ricordato quanto emerso, nel corso del dibattimento, dal lavoro svolto da consulenti e periti. Tutti, ha spiegato, sono stati concordi sul fatto che Gina Lollobrigida avesse «un indebolimento della corretta percezione della realtà, della capacità di intendere e autodeterminarsi e di decidere autonomamente, con una parziale deficienza psichica». Sottolineando «lo squilibrato rapporto tra vittima e imputato»: «La signora Lollobrigida era confusa e isolata». Il quadro disegnato dai periti parla di una situazione di profonda vulnerabilità della diva.
Secondo l'accusa Piazzolla, approfittando di questa situazione, ha messo in atto dal 2013 al 2018 una sistematica spoliazione di beni dal patrimonio dell’attrice. L’indagine della Procura capitolina è partita da un esposto presentato dal figlio della Lollobrigida, Andrea Milko Skofic. Dal 2021 la diva aveva un amministratore di sostegno nominato dal Tribunale per tutelare il suo patrimonio. Secondo l’accusa, il collaboratore personale dell’artista avrebbe sottratto complessivamente diversi milioni di euro e beni, tra cui quadri e cimeli. Agli atti del processo anche i due testamenti olografi della attrice. Una decisione arrivata ad aprile su richiesta dei difensori dell'imputato a cui, però, si è associata anche la parte civile. Proprio i legali dei familiari della indimenticabile Bersagliera, nel corso dell'udienza hanno ribadito che siamo «davanti a un evidente e grave caso di circonvenzione di incapace». In apertura dell’udienza hanno depositato ulteriori documenti dai quali emerge che tra appartamenti, gioielli e conti correnti, per un valore di oltre 10 milioni di euro, non sia rimasto quasi più nulla nell’asse ereditario della Lollobrigida. Per i difensori dell’imputato «in questo processo è stato emesso un giudizio anticipato di colpevolezza nei confronti di Piazzolla. Il mondo mediatico ha influenzato questo processo». Il nome di Piazzolla compare anche in un altro procedimento che lo vede accusato di avere sottratto alla donna una auto di lusso e in un terzo processo legato alla vendita di opere d’arte presenti nella villa sulla Appia dell'attrice e in cui è coinvolto un secondo imputato: l’uomo che avrebbe fatto da intermediario con una casa d’aste per la vendita di circa 350 beni della Lollo.
