La luna sui tetti, il romanzo postumo di Moretti

6 Dicembre 2020

Un diario e l’inquietudine femminile nell’ultimo libro della trilogia dello scrittore e poeta abruzzese

CHIETI. La scrittura come bastone morale, come strumento di riequilibrio dell’esistenza. Potrebbe essere questo il succo dell’ultimo romanzo di Vito Moretti, poeta e scrittore chietino scomparso quasi due anni fa, intitolato “La luna sui tetti” (Tabula Fati) un romanzo pubblicato postumo, come terza tappa di una trilogia, in cui memoria e scrittura assumono un significato centrale.
La scrittura diviene il luogo della sistemazione dei significati, il luogo del senso per eccellenza, e ne è metafora la vicenda cardine di questo ultimo romanzo, storia del diario della protagonista caduto nelle mani di una scrittrice che ne fa un libro di successo. Il diario perduto diventa così il pretesto per una lunga disamina che la protagonista fa su se stessa e sulla sua vita. Alla ricerca di una comunicazione più vera, più profonda con la figlia, la donna, Patrizia ,ha un’;amica del cuore che la sostiene in un momento delicato e finale della sua esistenza. Tra le due amiche Patrizia è la più spontanea, ma anche la più complicata e presto la storia si concentra su di lei, dopo che a dare avvio alla vicenda, all’inizio del romanzo, era stata proprio l’amica, annunciando a Patrizia che la sua storia era finita, non si sa come, in un romanzo di una scrittrice di successo. È come se, dopo un avvio incentrato su un personaggio, il romanzo cambi strada e si conceda tutto, o quasi tutto, a Patrizia e alle sue vicende, la morte del marito, i dubbi sui suoi due figli e in generale la sua psicologia inquieta. Una situazione sentimentale che si complica quando la donna riallaccia una relazione con una vecchia fiamma di gioventù che tuttavia la deluderà.
Questo tentativo di relazione fallito appare in realtà come una metafora della condizione psicologica di Patrizia, la quale si sente in un certo qual modo violentata dal mondo, e di ciò è anche simbolo un furto che lei subisce in casa. Bisogna dire, però, che Patrizia ha un rapporto poetico con la realtà, più che scrivere lei vive e rivive gli attimi, prestando così il fianco ad un mondo cinico e a volte crudele. Tuttavia la scelta che conclude il romanzo e cioè quella di accettare di incontrare la scrittrice, ci mostra un personaggio che nonostante tutto non vuole evitare i confronti con il mondo, e forse qui l’autore ha voluto offrire un paradigma della condizione del poeta e dell’intellettuale nel suo rapporto con la contemporaneità. In ogni caso la storia di Patrizia si presenta in fondo come una metafora di un certo modo di intendere l’esistenza. Un modo legato alla capacità di buttarsi, di mettersi in gioco, di affrontare con coraggio le avversità, ma anche le gioie, in nome di una vita vissuta con passione, alla quale lo stesso autore sembra guardare con ammirazione e nella quale, comunque, il grande poeta abruzzese sembra lui stesso vivere ancora.