La musica e Sanremo secondo Melozzi: la nostra intervista

26 Febbraio 2026

Il direttore d’orchestra abruzzese racconta al Centro la sua decima volta alla kermesse canora

SANREMO. Decima partecipazione a Sanremo per il Maestro Enrico Melozzi, abruzzese doc, con una prospettiva artistica, professionale e umana di ampio respiro. Violoncellista, compositore e direttore d’orchestra, si fa notare per il suo look non convenzionale e le capigliature stravaganti, ma i capelli dicono molto della sua personalità eclettica e dell’energia che esplode letteralmente quando dirige l’orchestra di Sanremo, ma non solo. Anzi, parafrasando una nota canzone – sanremese, manco a farlo apposta – oltre Sanremo per Enrico Melozzi c’è di più: dalle opere liriche alla musica elettronica, dalle colonne sonore per il cinema alla fondazione dell’Orchestra Notturna Clandestina, con cui ha animato i “rave clandestini” di musica classica. Passando per un progetto culturale, musicale e di valorizzazione delle radici e del territorio: La Notte dei Serpenti, grande evento di musica popolare rivisitata in chiave pop-rock. A Sanremo ha diretto alcuni tra i talenti più interessanti, da Noemi ai Maneskin, da Giusy Ferreri a Mr Rain, da Ghali alla performance di Damiano David con la partecipazione di Alessandro Borghi – dedicata a Lucio Dalla.

Maestro, ma c’è una tipologia di artista che preferisce dirigere?

«In realtà, a me piacciono tutti, ma ammetto di prediligere quelli più fragili, ribelli, con cui si crea una sinergia molto forte, e che spesso hanno bisogno di essere incoraggiati».

In questo festival sale sul podio per dirigere le Bambole di Pezza. Cosa pensa di questo gruppo e della sua musica?

«È il gruppo perfetto per me. Sono contento di lavorare con loro, era un mio desiderio, appena ho visto l’elenco dei cantanti di quest’anno. Quando mi hanno chiamato, ho pensato che si era creata già una connessione, anche se a distanza e senza conoscerci».

Ci sono degli artisti che la ispirano in maniera particolare?

«Beh, sì, tutti quelli che propongono sonorità rock o comunque gli artisti che escono fuori dai canoni e vogliono sperimentare».

Prima serata del Festival sotto i riflettori, per il calo di spettatori – anche se i risultati restano ottimi: forse trenta artisti in gara sono tanti. Ma cosa pensa della musica proposta a Sanremo, quest’anno?

«Non ho mai pensato a Sanremo come un luogo di avanguardia. Nel corso degli anni, in Italia, la musica è sempre stata un attimino indietro, rispetto alle altre forme d’arte: pensiamo a cos’erano le arti figurative ai primi del Novecento, quando il repertorio musicale era ancora tardo romantico. La moda, il cinema, l’arte, sono sempre più avanti. La musica ha bisogno di un po’ più di tempo».

Quindi da Sanremo non dobbiamo aspettarci chissà quali novità e innovazioni?

«Sanremo non ha mai espresso una musica di rottura, ma serve ad aggregare la gente intorno alle canzoni, per costruire tanti nuovi ricordi, così quando saranno passati gli anni ci ricorderemo di quella canzone, la riascolteremo e ci riporterà a un affetto, una persona, un ricordo indimenticabile».

@RIPRODUZIONE RISERVATA