LA PASTORIZIA IERI E OGGI

La necessità di garantire alle pecore foraggio fresco ha indotto i pastori a spostarsi con cadenza annuale, sin dall’antichità. Il metodo di spostamento più semplice era quello “verticale” della...
La necessità di garantire alle pecore foraggio fresco ha indotto i pastori a spostarsi con cadenza annuale, sin dall’antichità. Il metodo di spostamento più semplice era quello “verticale” della monticazione, che prevedeva il trasferimento degli armenti in pascoli montani vicini. Per distanze maggiori, centinaia di chilometri e giorni di cammino, si parla di transumanza. Sulla Maiella la monticazione era molto praticata. Questa “transumanza verticale” è un processo di pastorizia stanziale che per la morfologia di roccia prevalentemente calcarea del massiccio della Majella, portava all’occupazione delle numerose cavità rocciose, come sedi pastorali momentanee. In estate ci si spostava, sui pianori d’alta quota, e d’inverno si scendeva a quote più basse, seguendo lo scioglimento stagionale delle nevi. Il tipico ricovero utilizzato dai pastori abruzzesi viene detto “capanna in pietra a secco” e spesso venivano usate grotte. Si utilizzavano esclusivamente materiali locali che servivano anche a chiudere le cavità naturali quando non utilizzate. Il massiccio della Majella è ricco di queste costruzioni pastorali che parlano di storie e tradizioni ed è in atto un progetto (a cura del Cai di Fara San Martino) di restauro di alcune grotte abbandonate e fatiscenti, finanziato dal comitato scientifico del Cai.

