La pietra e lo specchio che riflettono il mondo

9 Dicembre 2015

L’opera in progress dell’artista teramano approda a Marsiglia

TERAMO. Restituire alla pietra. L'obiettivo dell'artista teramano Diego Esposito è ridare qualcosa alla materia che permette il lavoro dello scultore. «Senza la pietra l'uomo non avrebbe potuto realizzare le grandi opere: pensiamo alla colonna dorica, una delle sculture più belle in assoluto». Per questo Esposito ha iniziato nel 2001 a Prato l'opera in progress “Latitudine Longitudine”, che ha visto nelle scorse settimane la collocazione della sesta installazione in Francia, a Marsiglia.

Come nelle altre opere poste in varie parti del mondo anche l'installazione di Marsiglia è fatta di pietra locale, con l'inserto di un grande disco d'acciaio convesso, sorta di occhio riflettente il paesaggio circostante e il cielo con le sue mille trasformazioni di luce e colore, nel segno di una sorta di «fratellanza cosmica». L’opera di Marsiglia, Latitudine Longitudin 6, è stata collocata il 15 ottobre nel parco dell'EsadMM, l'Ecole supérieure d'art et design Marseille-Méditerranée, donata dall'artista al Fond communal d'art contemporain della città. La pietra utilizzata proviene da una cava provenzale di epoca romana. Il paesaggio riflesso nell’occhio d’acciaio della roccia ha una particolare somiglianza con i paesaggi più volte dipinti da Paul Cézanne, artista amato dal Esposito ragazzo: soprattutto il vicino Mont Puget evoca la montagna Sainte-Victoire di Cézanne. Il progetto Latitudine-Longitudine, che prevede la collocazione permanente di opere in musei d'arte contemporanea o in specifici siti individuati nei diversi continenti, ha preso il via 14 anni fa con la posa della prima scultura nel museo Pecci di Prato.

Sono seguite le installazioni, sempre con pietra locale, nell'Oriental Land Park di Shanghai nel 2007, nel parco del museo Carafa a Cordoba in Argentina (2010), nel centro culturale Ccori Wasi a Lima in Perù (2011), e nel giugno scorso nel tempio Muryokoin a Koyasan in Giappone. L'artista spiega: «È un’opera fatta di tanti elementi, di frammenti che formeranno un'unità. Si vedrà in una versione definitiva e completa attraverso foto satellitari dei due emisferi, che ne sveleranno il disegno, il corpo. Nel 2001 ho esposto il primo lavoro nel museo d’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Per una coincidenza incredibile la roccia locale che ho utilizzato è stata la pietra verde di Prato con cui fu costruito il Duomo di Firenze. Le pietre che scelgo sono il più naturale possibile, già distaccate dalla montagna, dalla cava. Il mio intervento consiste nell'inserire un elemento di acciaio inox convesso e riflettente, scavando appena la roccia». La pietra scelta per l'installazione di Marsiglia era stata scovata da Esposito la primavera scorsa in una cava romana della Provence. Le prossime tappe di “Latitudine-Longitudine” dovrebbero essere Vietnam, Brasile, Russia. «La base di partenza di questo lavoro sono i ricordi delle cave di marmo di Carrara, di una montagna che viene scavata e anche violentata. Ho sempre sentito la necessità di ridare alla pietra quello che è della pietra, perché l'abbiamo ferita per creare le nostre opere».

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