La pioggia non ferma i Premi Flaiano: ovazioni per Gassmann e De Angelis

foto di Luca Terzini
Pubblico dei giovani in visibilio per il fumettista Zerocalcare. E per Barbara Ronchi, a sorpresa, il video di Vanessa Scalera
PESCARA. Il grande caldo non ferma l’ondata di persone riunitesi in piazza della Rinascita, per tutti piazza Salotto, tra curiosi, turisti e cittadini, davanti a loro il palco sul quale si alza il sipario per la 53ª edizione dei Premi Internazionali Flaiano, presieduti da Carla Tiboni. Anche quest’anno la kermesse di nomi del cinema, del teatro, della televisione e del giornalismo è di tutto rispetto. Grande assente, ci dicono, sarà proprio l’attore e regista Michele Placido, a ritirare al suo posto il Pegaso d’Oro alla Carriera sarà suo figlio Brenno Placido. Ad accogliere gli ospiti sul palco, Martina Riva. L’apertura alle 20.50 con i consueti saluti istituzionali del sindaco di Pescara, Carlo Masci, poi il via con l’intro musicale dei Primi Flaiano che ogni anno accompagnano i vincitori a salire sul palco.
Si parte dalla sezione teatro, con il primo premio alla regia ad Arturo Cirillo per Le false confidenze di Marivaux. «Questo spettacolo per me è stata una magia e una grazia», commenta il regista. «A volte capita che uno spettacolo diventi armonico fin da subito, anche con i miei collaboratori e attori». Il Pegaso d’Oro è consegnato da Antonio Calenda, regista e membro della giuria per la sezione teatro.
A Teresa Saponangelo va il premio per la migliore interpretazione femminile per Sabato, Domenica, Lunedì. «Mi sono ispirata tanto», spiega commossa, «a mia nonna paterna, che aveva la stessa teatralità nel dolore e la stessa comicità della protagonista del testo di Eduardo». Miglior interprete maschile, per La Rigenerazione di Italo Svevo, è invece Nello Mascia, che commenta: «Il testo di Svevo fa pensare alle opere messe in scena da Charlie Chaplin e Woody Allen, mi ci sono affezionato perché si avvicina ad alcune tematiche di Totò». Quest’anno il premio alla carriera è assegnato a Sandro Lombardi, che ringrazia la città di Pescara, mentre lo riceve dalle mani di Masolino D’Amico, figlio di Suso Cecchi D’Amico. «Ogni spettacolo è come un figlio. Per me il tutto il teatro è teatro di ricerca», sottolinea l’attore teatrale e scrittore.
All’imbrunire arriva il momento più atteso, il premio Super Carriera a Michele Placido, attore diventato un icona nei panni del commissario Corrado Cattani nello sceneggiato La piovra, poi anche apprezzato regista di successi come Romanzo criminale (David di Donatello e Nastri d’Argento), Vallanzasca, Il grande sogno, L’ombra di Caravaggio e L’eterno visionario. È Riccardo Milani, direttore artistico dei Premi internazionali Flaiano, a introdurre Brenno, figlio di Michele, molto emozionato, che con la voce rotta sale sul palco per leggere una lettera che il padre ha dedicato all’Abruzzo e ai Premi Flaiano. «Sono impossibilitato a venire per un colpo di caldo», scrive Placido, «ma come si dice da voi, sono “forte e gentile”».
Dal momento amarcord, si passa all’Opera prima e seconda: Giovanni Esposito ritira il Pegaso per la sua prima regia, Nero. Per lui c’è un video messaggio, nel quale ringrazia tutto il pubblico, citando un aforisma di Ennio Flaiano, «mi sono vestito elegante, anche se impegni di lavoro non mi permettono di essere lì, per quel vostro sceneggiatore che diceva “la felicità consiste nel non desiderare che ciò che si possiede”. E io sono felice per il Pegaso d'Oro». A seguire un altro gigante del cinema italiano, Marco Bellocchio, già vincitore nel 2023 per la migliore regia con l’opera Esterno notte e Premio alla Carriera nel 2002: quest’anno per lui il Premio Flaiano per la migliore serie televisiva, per Portobello.
«Enzo Tortora non mi era particolarmente simpatico», rivela il regista, «e proprio la sua antipatia lo ha reso colpevole per il pubblico che lo seguiva. Lo stupore che ho visto negli occhi di Tortora e la sua capacità di reagire mi ha colpito. Purtroppo c'è stata la volontà di tenerlo in carcere». Il prossimo lavoro di Bellocchio, svela Martina Riva, sarà sul manager di origine abruzzese, Sergio Marchionne, che il regista definisce un «condottiero, che non ha paura di niente e ha fatto rinascere il grande impero Fiat». Definisce Flaiano «un mostro sacro, controcorrente come Indro Montanelli», Marco Travaglio, sul palco per ritirare il premio nella sezione giornalisto. E alla domanda della presentatrice su “chi è il bravo giornalista”, risponde senza esitazione: «è colui che deve dubitare di tutto».
Il Premio al migliore documentario va all’opera Roberto Rossellini- Più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti. Sul palco c’è Massera, i due colleghi sono a Londra a promuovere il docufilm. Si entra nel clou della serata con le premiazioni della sezione cinema. Il regista Vincenzo Alfieri con il suo quinto film, 40 secondi, vince il Premio alla regia. Una storia drammatica, vera sull’omicidio del 17enne Willy Monteiro Duarte. «C'è molta distanza tra i giovani», afferma Alfieri. «Mi sono chiesto cosa avrei consigliato a mio figlio: intervieni, muori, ma salvi altri oppure non intervieni? Willy ha fatto qualcosa di straordinario, un gesto di grande umanità».
Giacca bianca, passo disinvolto, Rocco Papaleo entra accolto da grandi applausi. Premio speciale alla regia per il bel film Il bene comune, il regista e attore dedica il riconoscimento al cinema e al teatro come spettatore. «Ringrazio i colleghi, amici e artisti che vedo in platea, mi avete dato ciò di cui avevo bisogno anche ieri, qui a Pescara: ho visto Gioia mia, complimenti a Margherita Spampinato». E così anticipa anche il successivo vincitore, proprio la sceneggiatrice Spampinato, che sul palco racconta come il film «sia stato stroncato inizialmente, perché poco commerciale». Ma il Pegaso d’Oro, consegnato dalla presidente Carla Tiboni, ha smentito le critiche.
Barbara Ronchi, Pegaso d’Oro come migliore interprete femminile per Elisa di Leonardo Di Costanzo, approfitta del momento per ricordare la sua amicizia con Vanessa Scalera, per cinque anni con lei nella serie Imma Tataranni. L’attrice a sorpresa le ha inviato un video messaggio. Prima di salutare il pubblico, Ronchi dedica il riconoscimento «al mio grande maestro, Carlo Cecchi, che mi ha insegnato a togliere l’ego dai nostri piedi». Emozionatissimo Giuseppe Battiston, miglior interprete maschile per Lavoreremo Da Grandi di Antonio Albanese. «Mi sono dimenticato la domanda che mi hai fatto», ride l’attore. «È stato bellissimo lavorare nel film e con i colleghi, un team formidabile».
Il Premio Flaiano Speciale per la Cultura va alla direttrice d'orchestra Silvia Sanz Torre, che ricorda l’importanza della diversità del singolo, mentre sulla platea iniziano a scendere le prime gocce di pioggia. Il pubblico corre a ripararsi, ma per fortuna si tratta di una nuvola passeggera e lo show può continuare. È il momento di Sabrina Giannini, che con Indovina chi viene a cena (su Rai3) vince il premio per la migliore trasmissione televisiva. «Dopo trent’anni faccio ancora giornalismo, ma il pubblico è cambiato. I giovani non guardano più la tv, non reggono trasmissioni di 120 minuti. I social parcellizzano i contenuti e parlano alla pancia delle persone, senza mai portare prove. Per noi giornalisti d'inchiesta la lotta è difficile».
Dalla platea parte un coro e uno scroscio di applausi: sono i più giovani, arrivati per vedere Michele Rech, in arte Zerocalcare, che in tenuta smart, t-shirt e bermuda militari, non si è smentito. Mentre ritira il premio per la regia della serie Netflix, Due spicci, risponde spiazzante e ironico alle domande della conduttrice Riva su Flaiano. «Ma è un interrogatorio su Flaiano? Io non sono così preparato!», confessa il fumettista. E sui prossimi lavori, laconico, «non sto preparando nulla». Salgono sul palco insieme Valia Santella e Giulia Calenda (entrambe già vincitrici del Flaiano) per la loro serie tv Prima di noi (Rai1), premio migliore sceneggiatura.
La serata volge al termine, mentre salgono sul palco due tra gli ospiti più attesi della serata: la bella e brava Matilda De Angelis, vincitrice del premio per la migliore interprete femminile nella serie Netflix La Legge Di Lidia Poët, e Alessandro Gassmann, Pegaso d’Oro per la migliore interpretazione maschile nella serie Rai Guerrieri- La legge dell’equilibrio. «Ho un profondissimo amore per questo mestiere e la voce di Lidia Poët mi ha ispirato, credo nella libertà collettiva oltre anche a quella individuale. Batto le mani alle donne che prima di me si sono battute per la parità», ha dichiarato De Angelis, al suo secondo Premio Flaiano dopo quello nel 2016.
Per Gassmann, invece, è addirittura il terzo, «manca quello alla carriera», come fa notare Riva: «La Rai attinge da storie di autori contemporanei», dice l'attore, ricordando l’amicizia tra suo padre e lo sceneggiatore pescarese. «Flaiano ha cambiato tutti quelli che hanno lavorato con lui, con il suo cinismo sulla società italiana». E infine: «Ho diretto il Tsa dell'Aquila e ora ho saputo, con tanta felicità, che dopo diciotto anni finalmente il teatro sarà riconsegnato alla cittadinanza», chiude Gassmann con una buona notizia per l’Abruzzo.
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