La Pira e D’Annunzio la storia di una passione

14 Aprile 2019

Una biografia dell’uomo politico dc in un saggio del pescarese Domenico Di Carlo «Fu tra i giovani intellettuali infatuati dall’esperienza fiumana del Vate»

Giorgio La Pira fu, in gioventù, un fervente dannunziano. La storia del rapporto fra lo scrittore pescarese e il parlamentare della Costituente e ministro dei primi governi De Gasperi, sindaco di Firenze dal 1961 al 1965, è uno dei tanti motivi di interesse del libro, “Giorgio La Pira”, che Domenico Di Carlo ha dedicato all’uomo politico della Dc, scomparso nel 1977 all’età di 73 anni, terziario domenicano e francescano, appartenente all'istituto secolare dei Missionari della regalità di Cristo, proclamato venerabile dalla Chiesa. Il volume (227 pagine 18 euro) del saggista pescarese, avvocato ed ex consigliere regionale, è in uscita da Tabula Fati di Chieti, con una post-fazione di Licio Di Biase. «La Pira», scrive Di Carlo, è stato innanzitutto un uomo «di fede, politico intelligente, di grande cultura. Un uomo profetico che ha lasciato traccia indelebile nelle persone da lui incontrate in Italia e nel Mondo. Ha testimoniato il vangelo di Cristo, ha dato testimonianza a tanti giovani, a tanti uomini e donne che potranno ispirarsi al suo insegnamento per un cambiamento profondo della società e del Mondo».
Nel suo libro, Domenico Di Carlo tratteggia la figura politica e religiosa di Giorgio La Pira soffermanndosi anche sulla sua passione giovanile per Gabriele D’Annunzio. Il saggio riposa su una conoscenza non libresca di La Pira. Di Carlo, infatti, lo frequentò a partire dal 1969 quando era matricola all’Università di Firenze.
«Studente fuorisede dell’Università di Firenze», scrive Di Carlo, «una mattina, mentre mi recavo a lezione, vidi a poca distanza da me un signore dall’età avanzata, che indossava un cappotto nero, una sciarpa grigia ed un cappello alla borsalino. Ad d’un tratto un colpo di vento glielo fece volare. Istintivamente corsi per raccoglierlo. Tornai indietro di corsa per restituirlo a quell’uomo fermo quasi sul ciglio della facoltà che aveva osservato ogni mio gesto. Man mano che mi avvicinavo, pur con qualche incertezza lo riconobbi: “Professore il cappello!” Mi sorrise amabilmente. Pensai mi avrebbe ringraziato per “un gesto civile” e invece mi disse: “Grazie, un bel gesto da buon cristiano”. Gli dissi che ero una matricola del primo anno e che avrei seguito le sue lezioni. Il professore percepì che il mio linguaggio non aveva la cadenza fiorentina. Mi chiese da dove venissi e, quando io risposi dalla provincia di Pescara., esclamò: “Ah, bene. Provieni dalla terra del Vate! Sai, da giovane ero affascinato dalla vivacità, dalla modernità, dalla freschezza intellettuale del poeta. Da giovane sono stato seguace della cultura dannunziana, futurista e modernista».
Il rapporto fra La Pira e D’Annunzio. «In età giovanile», si legge nel libro di Di Carlo,« prima della crisi spirituale e della maturazione religiosa, (La Pira) aveva subito dei profondi condizionamenti da parte dello zio con cui viveva a Messina: un radicale, laicista, anticlericale e massone. A tal proposito, in un settimanale di vita diocesana di Noto del 1978, mons. Gambuzza racconta che La Pira da ragazzo ostentava ribellione alla fede. Un giorno, invitato a partecipare all’associazione giovanile cattolica “Vita e pensiero”, accettò ad una condizione: che si rimuovesse il crocifisso appeso dentro la stanza. Da giovane fece parte a Messina del gruppo letterario “il Piloro”, che nel periodo della Prima guerra mondiale risentì dei fermenti letterari ed ideologici propri di quegli anni. Fu tra i giovani intellettuali di quegli anni che rimasero infatuati dall’esperienza fiumana di Gabriele d’Annunzio. Per il giovane La Pira, il poeta-soldato non era solo un eroe ma un punto di riferimento e di rinnovamento della società in nome dei valori più alti dello spirito umano. Emergeva quindi in quegli ambienti letterari uno spirito d’azione ed interventista contro la cultura ottocentesca. Queste nuovi orizzonti culturali di modernità dinamica non potevano non recuperare nel dibattito politico la figura di Gabriele d’Annunzio. L’infatuazione di La Pira per il Vate è rinvenibile in alcuni scritti giovanili pubblicati in una rivista messinese “La Nave”, di cui fu redattore insieme a Salvatore Pugliatti (futuro rettore dell’università di Messina), ed abbracciò con entusiasmo il pensiero dannunziano come l’unico capace di offrire alla decadenza culturale e morale della società italiana ed europea il modernismo, l’animo giovane, dinamico, libero e volto all’azione».
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