La ragazza del treno tra Hitchcock e Brian De Palma

4 Novembre 2016

PESCARA. Bestseller in libreria, tradotto in 30 lingue, 15 milioni di copie vendute (600mila in Italia), “La ragazza del treno” di Paula Hawkins è diventato inevitabilmente un film, arrivato ieri...

PESCARA. Bestseller in libreria, tradotto in 30 lingue, 15 milioni di copie vendute (600mila in Italia), “La ragazza del treno” di Paula Hawkins è diventato inevitabilmente un film, arrivato ieri nelle sale cinematografiche italiane. Diretto da Tate Taylor (regista del toccante “The Help”), che trasporta la vicenda da Londra a New York, e sceneggiato da Erin Cressida Wilson (Hawkins ha preferito non occuparsi dello script). Come nel libro, la protagonista Rachel (Emily Blunt) ogni mattina prende il treno dei pendolari che dai sobborghi la porta in città. È una donna depressa e alcolizzata, ossessionata e non rassegnata al divorzio da Tom (Justin Theroux), risposatosi con Anna (Rebecca Ferguson).

Dal finestrino del treno spia Scott e Megan, una coppia apparentemente felice in una villetta a ridosso della ferrovia, non lontano da casa di Tom. Un giorno Megan scompare e Rachel inizia una sua indagine personale tra ossessioni e obnubilamenti. Il pensiero corre al voyeurismo de “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock, ma il regista dichiara di essersi ispirato per il suo thriller a “Omicidio a luci rosse” di Brian De Palma. Un po' deluse le lettrici da questa trasposizione che annacqua le atmosfere dark, claustrofobiche e paranoiche del libro. In sala anche tre titoli italiani, due legati al tema del lavoro. Michele Placido dirige nel dramma sociale “7 minuti” un bel cast di interpreti: oltre alla figlia Violante, Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Maria Nazionale, Cristiana Capotondi e una sorprendente Fiorella Mannoia. Sono le operaie in agitazione sindacale di un'industria tessile passata a una nuova proprietà francese. Le 11 lavoratrici del consiglio di fabbrica dovranno decidere se accettare o meno, anche per le 300 colleghe, le condizioni dei nuovi padroni. Che promettono che tutto resterà come prima, salvo quella clausoletta: ridurre di sette minuti la pausa pranzo. La matura portavoce Bianca (Piccolo), intuisce che si tratta del primo passo verso una progressiva erosione dei diritti delle lavoratrici. Il lavoro che manca è al centro di “In bici senza sella”, commedia sul precariato giovanile articolata in sette episodi, diretti da altrettanti registi esordienti. Dal giovane troppo referenziato e colto per ottenere un qualsiasi impiego alla tipa che dissimula una gravidanza per non perdere il contratto, il film racconta le ricette anti crisi e gli esercizi di sopravvivenza dei sette giovani protagonisti, costretti ad acrobazie, trasformismi, miracoli e trucchi per raggiungere l'ormai improbabile posto fisso. Corruzione e vendetta nella farsa di Carlo Vanzina “Non si ruba a casa dei ladri”, che schiera Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, Stefania Rocca, Manuela Arcuri, Maurizio Mattioli. Un piccolo imprenditore napoletano (Salemme), fallito dopo aver perso una gara d'appalto truccata, decide di vendicarsi con una “stangata” del politico corrotto (Ghini) dopo averne scoperto il conto in Svizzera.

Anna Fusaro

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