La retorica del maschilismo inconsapevole

27 Febbraio 2026

«Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna». Pensavamo, noi ingenue, di non dover mai più sentire questo grande classico. E invece no

SANREMO. «Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna». Pensavamo, noi ingenue donne, di non dover mai più sentire questo grande classico della condiscendenza maschile. Invece no, ecco che rispunta con tutta la sua ammuffita retorica. E a pronunciarla non è un anziano signore cresciuto a inizio secolo, ma un giornalista della sala stampa, mentre cerca – ironia della sorte – di spiegare alle Bambole di pezza quanto sia fuori moda e ormai inutile la parola “femminista”. «L’Italia non è una società patriarcale, a casa mia comanda mia moglie», dice. E loro, le Bambole, invece di tirargli uno scappellotto come si fa con i bimbi che parlano di cose che non conoscono, pazientemente spiegano: «Non vogliamo avere potere in casa, ma fuori».

Quella frase pronunciata dal “maschilista inconsapevole” dimostra ancora una volta quanto sia radicata l’idea che il posto di una donna è “dietro”. Dietro le quinte, magari. Oppure direttamente a casa, a sfaccendare, mentre gli uomini fanno le cose importanti che solo loro hanno capacità e potere di fare. Donne il cui impegno serve solo a far andare avanti qualcun altro, loro invisibili e il maschio in primo piano a raccogliere gli allori. Donne a cui si chiede di ringraziare quando viene riconosciuto loro un qualsiasi diritto che le avvicini ai privilegi maschili.

Tutto questo a contorno di un Sanremo che le donne le ha sempre tenute un passo indietro: su settantasei edizioni, solo sei volte la conduzione è stata affidata a una donna. Sei. Solo sette le edizioni in cui la percentuale delle artiste ha superato quella dei colleghi. Anche quest’anno, tra i big, gli uomini occupano i due terzi delle caselle a disposizione. E non è che si possa indorare la pillola facendo sentire all’Ariston la canzone Siamo donne (oltre le gambe c’è di più) come ha fatto ieri sera Carlo Conti.

Maschilisti inconsapevoli, non vi piace la parola “femminismo”? Ok, chiamatelo come vi pare. Ma la strada verso la parità, sappiatelo, è ancora molto, molto lunga.

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