La Scala pronta alla Prima più popolare di sempre

Diretta su Rai 1 oggi per “A riveder le stelle”, 24 grandi cantanti per arie amate, scenografie di opere
MILANO. Per la Prima più popolare che la Scala abbia mai fatto – senza pubblico che ha pagato migliaia di euro per i biglietti ma con diretta oggi su Rai 1 (a partire dalle 16.45) in streaming accessibile a tutti – per cantare l’Inno di Mameli con cui parte lo spettacolo sono stati scelti i lavoratori del teatro, non solo orchestra e coro, ma attrezzisti, maschere, tecnici di palcoscenico.
Un modo da subito per dimostrare che la Scala c'è e vuole continuare ad esserci nonostante le difficoltà e l’epidemia che ha portato alla chiusura al pubblico e costretto anche a cancellare Lucia di Lammermoor, l’opera con la regia di Yannis Kakkos prevista all'inaugurazione a causa di un focolaio di Covid nel coro. E anche questo, in qualche modo, ha reso più popolare lo spettacolo. Non per l'introduzione di Milly Carlucci e Bruno Vespa che faranno da anfitrioni nella serata curata da Rai Cultura, ma per le arie che 24 fra i cantanti più famosi del mondo eseguiranno (in realtà hanno già registrato e stanno registrando dal vivo, ultimo sarà Placido Domingo oggi). Sono infatti alcune delle arie più conosciute, dal Nessun dorma della Turandot che era cavallo di battaglia di Luciano Pavarotti, a Una furtiva lacrima dall'Elisir d'amore. Una sorta di compendio di quello che ha fatto grande il melodramma – da Wagner a Bizet – ma soprattutto grazie a Donizetti, Puccini, Verdi e Rossini. A collegare il tutto dei brani letti da attori come l'ex bond girl Caterina Murino e Massimo Popolizio, fra le anime del Piccolo teatro, ma anche dalla scrittrice Michela Murgia che introdurrà la parte sulle eroine d'opera e dunque il tema della condizione della donna. «L'opera», spiega, «è uno spettacolo ricco, non per ricchi. C’è un filo d’oro che attraversa i libretti d'opera come un ricamo segreto: è l'eterna richiesta di giustizia di chi non ha voce». Anche le donne come Tosca che ha anticipato di oltre un secolo il metoo. Lo scopo del regista Davide Livermore – che è stato chiamato d'urgenza per realizzare questo “A riveder le stelle” dopo i successi delle ultime due inaugurazioni con Attila e Tosca – è quello di far capire questa attualità delle emozioni espresse nel melodramma. E per farlo ha scelto di utilizzare il linguaggio del cinema con tributi a Fellini, una citazione dal Sorpasso di Dino Risi. E il ricorso ai video (il primo una ripresa dall'alto di piazza Scala e piazza Duomo deserte la notte) e alla realtà aumentata. Ma non solo. Con l’orchestra disposta su una pedana realizzata sopra la platea, dunque a “occupare” letteralmente il teatro, il palcoscenico ospita per le diverse arie vere scenografie. Come la piscina che permette di inondare il palco di acqua già dal Rigoletto (il suo preludio è il primo brano in programma), ma anche per Carmen e Butterfly. Il finale è un crescendo di speranza con il Guglielmo Tell di Rossini. Perché il messaggio è che dopo il buio del lockdown usciremo “a veder le stelle” come Dante e Virgilio nell'ultimo verso dell'Inferno, che dà il titolo al programma.
