La terapia dei baci contro la malattia dei muri

29 Marzo 2017

Oggi allo Spazio Electa di Teramo lo spettacolo del Gruppo e-Motion di Francesca La Cava

TERAMO. I muri, odiosi strumenti di esclusione ma al tempo stesso mezzi di protezione, sono al centro dello spettacolo teatrale “Apriti ai nostri baci” che andrà in scena, stasera elle 21, allo Spazio Electa di Teramo. A metterlo in scena sarà il Gruppo e-Motion di Francesca La Cava .

«“Apriti ai nostri baci”», spiegano le note di presentazione dello spettacolo, «esplora il concetto di "muro" e lo fa grazie alla sinergia artistica tra Francesca La Cava che cura regia e coreografia, Guido Barbieri per la drammaturgia, Fabio Cifariello Ciardi ideatore della musica originale e live electronics». Musica originale e live electronics sono di Fabio Cifariello Ciardi. Gli interpreti e i collaboratori sono Sara Catellani, Andrea Di Matteo, Francesca La Cava, Manolo Perazzi e Valeria Russo. La video mapping è a cura di Salvatore Insana; le scene e i costumi sono di Chiara Defant; e il disegno dele luci di Carlo Oriani Ambrosini.

Lo spettacolo è «una denuncia dei recinti disseminati nella storia e nel mondo e un possibile superamento dell'ostacolo: una porta sul muro non come una comoda uscita di sicurezza e salvezza, ma un vitale e salvifico invito a "farsi stranieri" e ad affacciarsi alla propria ferita-feritoia per non essere "un altro mattone nel muro", ma una breccia nel cuore del prossimo».

«Il Novecento, secondo Christian Boltanski, è un muro», dicono La Cava e Barbieri. «Un muro di ferro, immenso, sul quale si aprono centinaia di cassetti. Su ogni cassetto è stampato un numero e dentro ogni cassetto è nascosta una vita. O meglio le tracce di una vita: un certificato di nascita, una fotografia, un atto di proprietà, un documento di identità. Quel muro si intitola "Personnes", cioè "persone", ma anche "nessuno". Il secolo nel quale sono nati i tre quarti dell'umanità è infatti diviso a metà da una contraddizione alta (per l'appunto) come un muro: da un lato è il secolo in cui l'individuo è la base ortogonale della società, in cui la persona, con il corredo dei suoi bisogni dei suoi desideri, occupa il vertice del sistema dei valori. Ma dall'altro è il secolo dei consumi di massa, della cultura di massa: l'insieme degli individui che compongono la comunità sociale è, paradossalmente, la misura di quegli stessi bisogni e di quegli stessi desideri. Per un verso la persona detta le leggi della convivenza collettiva, per l'altro si scioglie nel magma indifferenziato della folla».

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