La Torre del Bardo porta al parco Sabucchi Cesare e la vanagloria

21 Agosto 2018

PESCARA. Shakespeare più che mai nostro contemporaneo. Nella (disperata) ricerca della verità di quanto accade intorno, il “Giulio Cesare” di William Shakespeare, ovvero “La tragedia di Marco Bruto”,...

PESCARA. Shakespeare più che mai nostro contemporaneo. Nella (disperata) ricerca della verità di quanto accade intorno, il “Giulio Cesare” di William Shakespeare, ovvero “La tragedia di Marco Bruto”, si impone all’immaginario teatrale della compagnia pescarese La Torre del Bardo e del suo mentore, il regista William Zola, come opera necessaria, «urgente e calzante con i tempi attuali, una storia che ha molto da dirci ancora oggi, per questo così richiesta dal pubblico». Di qui la nuova edizione dello spettacolo che debutta a Pescara giovedì 23 e venerdì 24, ore 21, nella collaudata cornice del parco di Villa Sabucchi, con ingresso gratuito.
«Abbiamo approntato una nuova edizione rispetto allo scorso anno», ha raccontato ieri a Palazzo di città il regista abruzzese. Un connubio, quello fra teatro e il parco in viale Bovio, che è anche un progetto, La Torre del Bardo. Progetto che giunge quest’anno alla XIII edizione, in felice sinergia con Teatro Stabile d’Abruzzo e la Onlus della Laad che gestisce il parco, il patrocinio dell’Assessorato comunale alla cultura e l’idea di incontrare altri contesti della città.
«Una ripresa con mutamenti» ha definito Zola la nuova edizione della “Tragedia di Marco Bruto”. Con l’aggiunta di alcuni personaggi e lo scavo ulteriore nella loro complessità psicologica. Shakespeare, affermano William Zola e Margherita Cordova, suo aiuto regia e adattamento testo, aveva descritto quanto accade oggi in politica, già secoli fa: intrighi per impossessarsi del potere, ambizione, arroganza, vanagloria, falsità.
Scritto nel 1599, il “Giulio Cesare” è la prima delle tragedie di Shakespeare ispirate al mito di Roma. Il Bardo esplora il lato umano, filtrato nell’alternarsi dei punti di vista di Cassio, Bruto e Antonio che vivono l’eterno conflitto tra morale e politica. L’opera pone l’accento sulla questione della liceità dell’uccisione di un tiranno. A questa trasposizione si presta il personaggio di Bruto che, nella scrittura scenica, acquista complessità tale da fare intravedere quello che sarà il paradigma principe del canone scespiriano, Amleto.
Non meno importante è la figura di Cassio, fa notare Zola. Cassio è l’interlocutore di Bruto, rappresenta la sostanza concreta della prassi nella visione della politica. Il Giulio Cesare –annota Zola – è un dramma, anche costellato di magnifiche ironie, che grazie a Bruto ci permette di confrontarci con un fardello della nostra coscienza, il parricidio. Tutto comincia con Bruto, tutto è già in nuce nell’intervallo che intercorre tra il suo primo dubbio, che lo porterà a scavare profondamente nella propria coscienza, l’atto che lo farà sprofondare. E La tragedia di Bruto diventa occasione per evidenziare le figure femminili presenti, seppure nella brevità dei ruoli. Calpurnia, moglie di Cesare, e Porzia, appassionata sposa di Bruto, sono donne forti e positive: «Calpurnia accetta con dignità il suo ruolo restando devota per sempre a Cesare. In Porzia possiamo intravedere sfumature che porteranno a Ofelia». In scena gli attori Giuseppe Pomponio, Franca Arborea, Angelo Del Romano, Silvia Napoleone, Daniel Chiacchiaretta, Mirko Modesti, Piero Montesi, Luigi Ciavarelli, Federico Pasquini, Guglielmo Paradisi, Stefano Di Santo, Chiara Zappacosta, Edmea Marzoli, Luigi Marchetti. Musica originale di Stefano Taglietti, scenografia e costumi Elisabetta Vailardi, acconciature Biondi parrucchiere.