Pescara

L’Abruzzo degli autori-viaggiatori del ’900 nel racconto di Giannantonio

7 Gennaio 2026

Da Ashby a Pomilio, passando per Hemingway, Gadda e Pirandello: il volume di Raffaele Giannantonio fra architettura e letteratura

PESCARA. «Pensare che un romanzo, un racconto, una poesia, persino il testo di una canzone possano essere fonti di minore importanza rispetto al disegno architettonico o al piano urbanistico, alla relazione di cantiere o ai libri di conti è un’ingenuità bell’e buona», scrive il professore Sergio Pace del Policlinico di Torino, nella presentazione di Viaggio in Abruzzo. Immagini di Architettura negli scrittori/viaggiatori del Novecento (Edizioni Textus), nuovo libro di Raffaele Giannantonio, professore ordinario dell’Università G. d’Annunzio di Chieti Pescara. Un viaggio racchiuso in 856 pagine, grafica Andrea Padovani (Zoe Design), foto Luca Del Monaco, prefazione di Mario Cimini, (professore della d’Annunzio). Il volume, articolato in tre parti, è un lavoro ponderoso sui rapporti tra architettura e letteratura, una commistione tra il linguaggio analitico e quello sintetico che racconta un Abruzzo inedito.

Giannantonio ha delineato nella prima parte le figure degli scrittori e viaggiatori di tutto il mondo, che hanno lasciato spettacolari immagini dell’Abruzzo del Novecento, ponendo a confronto il loro linguaggio con i dati oggettivi e le analisi scientifiche dell’autore. Tra gli stranieri autori come Ashby, Federer, Hooker, Harrison, Hamilton Jackson, Steinitzer, MacDonell, Woodward, Canziani, Faure, Hemingway, Wilson, de Céspedes, Krige, Wilson, Escher. E tra gli italiani Pirandello, Natalia Ginzburg, Gadda, Ojetti, Savinio, Bacchelli, Piovene, Pasolini, Ceronetti Malaparte, Manganelli, Pomilio e anche un testimone assente come John Fante.

«Nella prima parte ho voluto presentare scrittori e viaggiatori, che nella seconda parte compaiono attraverso la sintesi delle loro descrizioni degli ambienti urbani e dei monumenti», riferisce Giannantonio. «È importante rappresentare il variegato mondo dei viaggiatori e di quel fenomeno sociale tutto al femminile che si sviluppò nei primi anni del secolo scorso delle viaggiatrici, che hanno una visione romantica dell’Abruzzo, ancora legata all’immagine di una terra misteriosa. Passando per gli scrittori moderni, da Gadda a quelli del secondo Dopoguerra che vedono questa regione in maniera ancora diversa. Tra scrittori, prigionieri di guerra, giornalisti e viaggiatori, io riporto l’Abruzzo che è entrato nelle loro vite».

Nella seconda parte troviamo invece le città e i loro monumenti analizzati dall’occhio attento dei succitati autori, svelando realtà in evoluzione attraverso guerre, terremoti, ricostruzioni. Le cronache di viaggio, dei soggiorni e dei report di giornalisti d’eccezione in quella terra oscura e misteriosa d’inizio secolo riportano con puntualità gli sviluppi dagli anni Cinquanta in poi nei centri maggiori e nella fascia costiera. «Le descrizioni vengono analizzate per ambiti geografici: dalla provincia dell’Aquila a quella di Chieti, di Pescara e di Teramo», continua l’autore. A loro volta le province sono suddivise per i maggiori centri che hanno ricevuto trattazioni più esaustive come, nell’aquilano, Sulmona, Avezzano e anche Celano, che era un feudo importantissimo per la Marsica prima del prosciugamento del Lago Fucino. Queste trattazioni sono di carattere oggettivo ed è qui il punto nodale e più interessante del lavoro che ho fatto: il rapporto tra il linguaggio scientifico, con le descrizioni analitiche di monumenti ed edifici urbani e il linguaggio lirico proprio degli scrittori».

E dall’urbe ci si sposta, nella terza e ultima parte del volume, sulle architetture poste all’esterno dei nuclei urbani che hanno maggiormente riscosso l’attenzione di viaggiatori e scrittori: una sorta di classifica di gradimento da cui emerge la più genuina natura storica e culturale della regione. «La chiamo la hit parade: otto monumenti extraurbani tra i più citati dagli scrittori e dai viaggiatori, tutti di epoca medievale e dei quali si esalta l’aspetto roccioso, quasi solitario, tanto che Manganelli parla dell’“Abruzzo come di una fabbrica del freddo”».

Seguono infine gli approfondimenti curati da Federico Bulfone Gransinigh e redatti dallo stesso Bulfone (Bodo Ebhardt), Emanuela Ceccaroni (Alba Fucens), Arianna Petraccia (Emile Bertaux), Luigi Paolantonio (Escher, Scheuermeier e Rohlfs), Antonio Lorito (S. Maria Maggiore a Francavilla al Mare) e Andrea Goti (Pomilio). «Le conclusioni», chiosa Giannantonio, «sono una discussione su quanto emerso fino a quel momento e soprattutto sono rivolte ad abbattere i continui e famosi pregiudizi che hanno distrutto la regione anche dal punto di vista storico-artistico e architettonico». E come scrive Mario Cimini nella sua prefazione, «tirando le fila del discorso, Giannantonio riconsidera criticamente certe categorie che hanno contraddistinto, nel bene e nel male, il dibattito storiografico sull’Abruzzo, e lo fa attraverso alcune opportune parole chiave come: scoperta, sorpresa, pregiudizio, tempo, conflitto», dimostrando «in maniera egregia che solo con un attento studio della realtà, mai dimenticando la necessità di ascoltare tutte le voci, è possibile destrutturare gli stereotipi e i falsi miti che la incrostano. Vale per l’Abruzzo, ma vale metonimicamente per la vita di tutti gli esseri umani».

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