Lassie e Tabula Rasa, una doppia mostra

Al Museolaboratorio di Città Sant’Angelo le personali degli artisti abruzzesi Carlo Nannicola ed Enzo De Leonibus
CITTà SANT’ANGELO. Due mostre personali nello stesso luogo con inaugurazione alla stessa ora; due eventi espositivi diversi ma che tracciano un’unica linea di racconto in un percorso personalissimo di due amici e colleghi dell’Accademia di belle arti dell’Aquila. Tutto questo accade al Museolaboratorio di Città Sant’Angelo dove, da sabato scorso e fino al 22 giugno, sono allestite due mostre di artistio contemporanei abruzzesi: “Lassie non torna a casa. Domani” è il titolo della personale di Carlo Nannicola, 37 anni, aquilano, per la cura di Maurizio Coccia; “Tabula Fabula” invece è quello della mostra personale di Fabio Di Lizio, 42 anni, ortonese, per la cura di Enzo De Leonibus.
Nannicola ha studiato “Grafica d’arte e progettazione” all’Accademia di belle arti dell’Aquila. Si è diplomato nel 2006.
De Leonibus è docente di Grafica d’Arte – Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia di Belle Ari dell’Aquila
La mostra di Carlo Nannicola raccoglie un corpus di opere tecnicamente eterogenee, ma accomunate da una critica feroce a quella sorta di “immaginario dell’orrore” che dilaga nei media popolari. Come un novello Hogarth, moralista senza la presunzione di educare, Nannicola allestisce una sfrenata e colorata sarabanda gremita di atomiche in rosa, avvistamenti alieni nei cieli quattrocenteschi, carte da parati di indubbio gusto militare. Tra stampe 3d e installazioni sonore, sculture ammiccanti e titoli satirici, Nannicola rielabora l’eredità Pop aggiornandola al gusto – e alle nevrosi – della comunicazione ai tempi del web. Alla chiusura della mostra sarà presentato il catalogo, pubblicato da Arte Edizioni, con testi di Maurizio Coccia e Teresa Macrì.
“Tabula Fabula”, la mostra di Fabio Di Lizio, raccoglie di lavori, recenti e non, tecnicamente eterogenei, che, spiegano le note di presentazione, « rimandano a quelle scoperte senza pura intenzionalità con sintonizzazioni affettive nei confronti dell'ambiente circostante, a quelle proto-esperienze rivolte alla proprietà elementari, ma alquanto significative dal punto di vista estetico, degli oggetti-cose di fronte a noi, al piacere della ripetizione e della variazione che insieme generano attese e anticipazioni circa il da farsi, il da esserci. All'infanzia, a quella stupefacente favola dove ogni cosa sta al suo posto come anche no, e ciò non fa problema, anzi. Tornare a quei segni che hanno scavato, inciso, forgiato, impresso, e rinascere, di nuovo e di continuo, attraverso quelle immagini che ci rapiscono come in un sentimento d'intensificazione della nostra vita e di ben-essere nella trama di relazioni con il commercio del mondo e con gli altri che ne fanno parte».
Alla chiusura della mostra sarà presentato il catalogo, con un testo critico di Domenico Spinosa. (g.d.t.)
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