Le cose di Moretti diventano versi

12 Aprile 2018

Esce una nuova raccolta di poesie dello scrittore di San Vito Chietino

“Le cose” questo il titolo dell'ultima fatica poetica di Vito Moretti, (Tabula Fati), un titolo che evidentemente apre alla realtà concreta, ma sempre con la profondità intellettuale che abbiamo imparato a riconoscere nel poeta originario di San Vito Chietino. Tutta la raccolta si muove in bilico tra la resa alle cose e il desiderio di andare oltre, oltrepassarle. Versi dunque in equilibrio tra il sogno dell’oltre e l’aderenza agli oggetti che comunque dicono la vita, pur nella loro semplicità. Da un lato dunque l'esigenza di indagare il senso nascosto delle realtà fenomeniche e il loro mistero, dall'altro la tentazione di adagiarsi sulle cose della vita e prenderle per quelle che sono nella loro fragilità. In un certo senso il poeta sceglie le cose, ritorna alle cose. Nelle ultime raccolte, Vito Moretti ha cercato le sue ispirazioni in quelli che possono essere considerati gli elementi fondanti dell'esistenza, le sue coordinate inevitabili. Ad esempio i luoghi, tappe e mete che emergono dai resoconti dei viaggi; oppure i principi, i valori, impianti di riferimento etici, gli orizzonti di senso a cui affidare l'esistenza e, infine, le cose. Tutti rispettivamente nelle ultime tre raccolte “I luoghi”, “Principia” e appunto “Le cose”. Ciò ha determinato quella che a tutti gli effetti può essere considerata una trilogia sulla vita e sul pensiero della vita, trilogia della quale la raccolta “Le cose” rappresenta l'ultima fase, quasi il culmine, il compimento. Tuttavia va detto che, nonostante le premesse, in Moretti manca una completa resa al mondo fenomenico, dal momento che le cose vengono trattate come oggetti sganciati dal consumo quotidiano, cioè sganciati dai fatti. Non a caso uno degli ultimi versi del libro fa riferimento al pensiero e alla forza della parola poetica, la quale riesce a “dileguare i fatti”, solo caricandoli di senso. Allo stesso modo gli oggetti divengono cose caricandosi di un senso che li salva dalla routine. Con questa silloge, infatti, il poeta porta la sua poesia ad aprirsi alla realtà materica e trita, ma solo per catturarla e nobilitarla tra i contenuti alti dei versi. A ciò si aggiunge l’evoluzione di uno stile poetico, che è tra i più profondi e raffinati dell’Abruzzo contemporaneo e non solo.
Marco Tabellione
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