«Le cultura è rinascita Dopo 25 anni e il Covid siamo un riferimento»

3 Luglio 2021

TERAMO. Sono passati 23 anni da quando il commercialista romano Osvaldo Menegaz, mecenate, collezionista e patron di Castelbasso – Borgo della Cultura, uno degli appuntamenti tradizionali e attesi...

TERAMO. Sono passati 23 anni da quando il commercialista romano Osvaldo Menegaz, mecenate, collezionista e patron di Castelbasso – Borgo della Cultura, uno degli appuntamenti tradizionali e attesi dell’estate abruzzese, ebbe l’idea di trasformare in palcoscenico l’amato paese delle radici materne, con un’attenzione privilegiata all’arte contemporanea.
Castelbasso è lo storico centro collinare del Teramano, belvedere su due vallate e sulla catena del Gran Sasso, dove ogni estate va in scena una doppia rassegna dedicata all’arte del nostro tempo, con nomi sempre di rilievo, dai maestri storicizzati alle voci emergenti, con un ricco contorno di appuntamenti musicali, teatrali, letterari. La rassegna non si è fermata nemmeno l’anno scorso, prima estate post Covid, ma con tutte le limitazioni e restrizioni del caso, come per esempio l’annullamento dei laboratori d’arte per i bambini, che dovrebbero essere ripristinati nell’edizione 2021, che si snoderà tra il 22 luglio e il 29 agosto. «Nel 1998 ho preso in mano l’associazione culturale Amici di Castelbasso e ho iniziato a organizzare eventi estivi», spiega Osvaldo Menegaz al Centro. «Con l’avvento nel 2008 della Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture (intitolata alla mamma del professionista, ndc) l’attività si è estesa su tutto l’anno, non si è limitata ai mesi di luglio e agosto, dove ovviamente c’è il clou, con iniziative più a contatto con la gente. L’attività della Fondazione Malvina Menegaz non è circoscritta all’estate e al territorio teramano, ma è annuale e si svolge anche fuori regione per collegarsi con realtà artistiche italiane e straniere».
Perché la creazione di un soggetto di diritto pubblico come la Fondazione?
«È stato un cambiamento radicale di assetto e struttura. Volevo dare un taglio giuridico diverso alla realtà organizzativa, con la creazione di un soggetto dotato di personalità giuridica e autonomia patrimoniale, che può così accedere a qualsiasi forma di risorsa, contributi, eredità, lasciti. Il grosso sono stati i miei apporti personali, che ho impiegato anche per l’acquisto di palazzo Clementi, diventato sede della Fondazione».
Un anno fa la prima edizione dopo l’emergenza sanitaria ha visto la collaborazione di altre realtà abruzzesi e il richiamo a eccellenze e tradizioni del territorio. Nelle difficoltà occorre fare rete?
«Assolutamente. Insieme a realtà importanti come Istituzione Sinfonica Abruzzese, la Società Primo Riccitelli di Teramo, l’associazione Mente Locale di Pescara l’anno scorso siamo riusciti a organizzare delle iniziative per l’estate. La Fondazione è diventata punto di riferimento per altri soggetti abruzzesi, realtà molto conosciute che sono state anche più penalizzate perché private del pubblico. Insieme riusciamo a proporre qualcosa di buono al visitatore, anche al turista di passaggio in Abruzzo. Inoltre, abbiamo partecipato a bandi all’estero, come quello che ci ha permesso di allestire un anno fa la mostra dell’artista Mario Airò prima a Tirana e poi a Castelbasso, mostra basata sul legame tra l’arte contemporanea e un’eccellenza storica locale come la ceramica di Castelli. Nel 2018 la mostra di Stefano Arienti, che abbiamo portato anche a Barcellona, era un omaggio all’arazzeria pennese».
È stato complicato proporre al pubblico un cartellone estivo imperniato sull’arte contemporanea, spesso ritenuta incomprensibile?
«I primi tempi non è stato facile. Poi con mostre di maestri come De Chirico e Schifano il pubblico ha imparato ad apprezzare l’arte contemporanea. Penso che dopo vent’anni l’approccio sia cambiato, più aperto e curioso. Attraverso i nostri laboratori abbiamo abituato le giovani generazioni all’arte contemporanea e ai suoi canoni, soprattutto abbiamo sensibilizzato i bambini a guardare. Speriamo di poter rifare i laboratori già quest’anno».
Qual è il messaggio di Castelbasso?
«La cultura non deve essere intesa dalle istituzioni come una cosa fastidiosa, bensì come risorsa. In Abruzzo non è facile fare cultura, rispetto ad altre regioni come le vicine Umbria e Marche qui c’è meno ascolto da parte delle istituzioni e dell’impresa. Invece la cultura è uno strumento formidabile per promuovere l’immagine dell’Abruzzo, può e deve costituire per la nostra regione anche un volano economico, che mette in moto l’indotto. Inoltre la Fondazione Malvina Menegaz ha dato valore e lavoro a tanti giovani, soprattutto donne, che poi si sono inseriti come insegnanti, curatori, studiosi. Nel dare risorse politici e amministratori devono capire che la cultura può essere non solo fonte di conoscenza e accrescimento personale ma pure di progresso economico».