Le storie di riscatto e umanità di Parazzoli

11 Gennaio 2016

“Infinita commedia” trascina nella Milano emarginata eppure ricca di una nuova saggezza

Un romanzo ambientato tra le strade dell'emarginazione milanese, tra bambini e uomini di cultura testimoni di una umanità devastata, che cerca disperatamente una via di uscita. E' il territorio dell'ultima fatica di Ferruccio Parazzoli, scrittore e saggista, nato nel 1935 che ha già consegnato alle pagine della letteratura nazionale e mondiale libri profondi come “Il vecchio che guardava tramontare i tramonti” e “Né potere né gloria” del 2014. “Infinita commedia” questo il titolo dell'ultimo lavoro (Rizzoli, 21 euro, pagine 384) è un viaggio in una Milano infernale, descritto attraverso gli occhi di Moses, ex bibliotecario, e Camerata, ex scrittore, i quali cominciano ad indagare su misteriosi suicidi che sembrano perseguitare la città, e che trovano il loro centro d'attrazione proprio in corso Buenos Aires, dove appunto bazzicano i due amici.

La storia dà vita dunque a personaggi che galleggiano in una Milano emarginata e tuttavia piena di vita. Personaggi forse depositari di una saggezza inedita, nascosta, alternativa, comunque uomini e donne che costituiscono gli ultimi di una geniìa umana in cui tuttavia è possibile rinvenire un riscatto, una resistenza dell'umano appunto.

Una storia che, attraverso l'occhio di due testimoni, offre uno spaccato sociale non indifferente. Si tratta di un romanzo sull'emarginazione dunque che è anche però un romanzo su un'idea di opposizione alla società, portata a partire da situazioni limite, dove il sogno e l'allucinazione danno vita quasi a realtà parallele. Un romanzo che si pone anche come riscatto di una condizione umana autentica.

Parazzoli consegna così al lettore le pagine di una storia terrena e tremenda, che da giallo si trasforma in una specie di farsa, la commedia infinita non solo di Milano e di una tipica metropoli italiana, ma in fondo di tutto il genere umano. Davanti allo sguardo profondo dei due amici passano prostitute, giovani plagiati, vecchi, ragazzine fuggite e smarrite, insomma una folla di derelitti e sperduti alla ricerca di un senso esistenziale, o meglio drammaticamente privi di tale senso, che sbandano irrimediabilmente nella giungla cittadina. Organizzato come una raccolta di pensieri dei suoi protagonisti, il romanzo, corredato anche da foto rigorosamente in bianco e nero della Milano descritta, va avanti senza una storia che faccia da filo conduttore, ma sbriciolandosi in mille storie, o piuttosto mille visioni. «Qui sotto», si legge nella quarta di copertina, «la confusione è grande, nessuno si conosce più per quello che è davvero».

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