L’editore Mario Solfanelli: «Le vendite dei libri in calo? Così noi piccoli resistiamo»

La nostra intervista all’imprenditore abruzzese, protagonista dell’editoria locale con “Solfanelli” e “Tabula Fati”
PESCARA. Il Francesco di Aldo Cazzullo insegue L’ultimo segreto di Dan Brown, le indagini di Joel Dicker tallonano l’epica neolitica di Ken Follett. Il mercato editoriale ha ancora i suoi punti fermi – piacciono i saggi storici midcult che mischiano ricerca e dicerie, i thriller algidi dei nordeuropei – ma il 2025 è stato il primo anno dell’ultimo quinquennio a chiudere con il segno meno per le vendite fisiche e digitali dei libri: il calo è minimo ma porta i numeri del settore sotto la soglia psicologica di cento milioni di copie, fermandosi a 99.5 milioni.
Il Sole segnala una tenuta ancora discreta per i grandi gruppi, meno respiro per gli editori indipendenti. Poi c’è una taglia media più resistente, tra le compagnie nazionali che tengono le redini del mercato e i piccoli locali da poche migliaia di copie. «Le piccole case editrici sono maggiormente attrezzate perché», spiega l’editore abruzzese Marco Solfanelli, «l’impegno personale diretto avvantaggia a dispetto delle grandi case editrici, che hanno costi infinitamente superiori, molte difficoltà nel riuscire in tempi rapidi ad intercettare i gusti del mercato, che cambiano spesso».
Non solo: «Noi piccoli e medi editori», prosegue Solfanelli, «ci possiamo accontentare di numeri relativamente bassi ma garantendo sempre la qualità del prodotto: il piccolo editore è una persona fisica, con nome e cognome. È uno che ci mette la faccia, partecipa attivamente a tutta la fase di lavorazione del progetto e risponde direttamente delle scelte che fa. Per questo lì l’editoria trova garanzie maggiori sulla qualità del prodotto».
Figlio dell’editore Marino, Marco Solfanelli è da anni uno dei protagonisti più attivi del mercato editoriale nazionale, tra Solfanelli e la gemella Tabula Fati con sede a Chieti, tantissime collane e un catalogo che proprio sulla letteratura abruzzese (tra storia, tradizioni e leggende legate al territorio) trova il bacino maggiore di utenti: «I libri più venduti? Quei romanzi», racconta, «che hanno qualche riferimento storico o geografico legato alla regione. Narrativa o saggistica, con una chiave abruzzese».
Il suo 2025 conferma il calo nazionale registrato dal Sole e il dato rilevante di una letteratura per ragazzi che continua a reggere (l’unica con il segno più) e rappresenta l’unica vera boccata d’ossigeno per il mercato, anche se, spiega l’editore abruzzese, «il libro per ragazzi resiste anche perché è un classico oggetto da regalo. Moltissimo adulti, soprattutto tra i nonni, regalano libri a bambini e ragazzi e questo è un volano importante per l’economia del settore. Ma non dice nulla sul fatto che si legga di più, solo che si compra di più».
Per il 2026 l’obiettivo è quello di sempre: «Divulgare cultura, letteratura, dare spazio alle voci che non trovano spazio nei media e non riesco quindi a raggiungere i grandi editori», prosegue Solfanelli che dell’offerta ampia, eterogenea e originale ha fatto un cavallo di battaglia in un mercato nazionale altrimenti stagnato tra generi, autori e meccanismi risaputi.
Ma restano le difficoltà: facendo i conti in tasca all’editore, il ricavo finale dal prezzo di copertina è del 10%, cifra con cui, precisa Solfanelli, «bisogna tirar fuori i soldi per pagare stipendi, affitti, collaborazioni. Buona parte del prezzo di copertina – oscillando tra il 60% e il 70% – finisce nelle spese di distribuzione». Un altro punto a favore dei piccoli editori: «Per noi», conclude Solfanelli, «vendere direttamente durante le presentazioni è più facile e giochiamo proprio su quel 60% che mette spesso in ginocchio i grandi gruppi».
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