Libertà e politica, in scena Giulio Cesare

Il regista Zola: «Il genio di Shakespeare è qui quanto mai attuale»
PESCARA. La complessità dell’animo umano, i conflitti interiori, la difesa della libertà, la liceità del regicidio. Un’opera «senza né vincitori né vinti», il “Giulio Cesare” di William Shakespeare. Un’opera attuale, particolarmente adatta al momento storico complesso che il mondo sta vivendo.
Il regista pescarese William Zola l’ha scelta per la nuova edizione del progetto “La Torre del Bardo”, che oggi e domani, dalle 21.15, tornerà ad animare Villa Sabucchi di Pescara. L’ha ribattezzata “La tragedia di Marco Bruto” perché, spiega, «il Giulio Cesare è una tragedia umana, un dramma nel dramma». L'appuntamento è stato presentato a Palazzo di Città. Presenti, con Zola: l’assessore Giovanni Di Iacovo; Vera De Gregoriis, vedova del fondatore della Laad Gianni Cordova; l’aiuto regista Margherita Cordova; gli attori Giuseppe Pomponio, Piero Montesi e Stefano Di Santo. Il progetto è realizzato in sinergia con Laad e Teatro Stabile d’Abruzzo e il patrocinio del Comune di Pescara.
Quella che rivivrà a Villa Sabucchi è una riduzione dell’opera shakespeariana. «Il genio di Shakespeare viene preso in prestito perché è adatto a tutte le epoche, per il valore delle sue intuizioni e per l’attualità che offre», osserva Zola. «Quest’opera è anche un focus sulla maledizione del potere che inebria, stordisce e fa perdere agli uomini il senso della realtà. Una riduzione, a cura di Margherita Cordova, che va all’essenza». Era il 1599 quando il “Giulio Cesare” venne rappresentato al Globe Theatre di Londra. «Inizia allora la grande svolta nella drammaturgia di Shakespeare. La figura di Giulio Cesare costituisce il soggetto ideale per affrontare le problematiche politico-sociali legate alla fine del XVI secolo, al declino fisico della grande Elisabetta» aggiunge il regista. «Cesare è visto soprattutto come figura politica esaltata dalla capacità di manovrare e accattivarsi il consenso di un popolo pronto a celebrare chi si impossessa del potere. La sua morte è il vero tema squisitamente politico che appare più che mai attuale nell’Inghilterra di quel tempo».
Shakespeare, per la costruzione del personaggio di Cesare, ha attinto alle Vite Parallele di Plutarco, nella traduzione di North. «E’ un testo senza vincitori né vinti. Esplora il lato umano, filtrato dall’alternarsi dei punti di vista di Cassio, di Bruto e di Antonio che vivono l’eterno conflitto fra la morale e la politica. L’opera pone l’accento sulla liceità dell’uccisione di un tiranno», sottolinea Zola. «Il titolo vuole spostare l’attenzione su quello che i congiurati vivono in maniera introspettiva. Bruto, pur amando Cesare, viene convinto dalla capacità oratoria di Cassio. Bruto vive un terribile conflitto interiore; è un personaggio che lascia intravedere quello che sarà Amleto».
Nel cast anche: Franca Arborea, Angelo Del Romano, Silvia Napoleone, Daniel Chiacchiaretta, Mirko Modesti, Luigi Ciavarelli, Federico Pasquini, Norberto Di Giacinto, Chiara Zappacosta, Gianluca Alimonti, Marco Molisana, Maurizio Monacelli, Stefano Vezzani, Monia Di Paolo, Carmen Sergi, Maria Luisa Simona, Paola Ferrante, Sara Gemino, Miriano Di Giandomenico, Rachele Di Brigida, Gabriella Sferrella. «Non c’è un vero protagonista, è un’opera copernicana che spacca il pubblico», racconta Margherita Cordova. «Non c’è un bene assoluto, anche se il tema della libertà è centrale». (r.a.b.)
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