Lo splendore della “Fragile bellezza”

A Teramo la mostra di maioliche di Castelli con preziosi pezzi prestati dal collezionista Matricardi
TERAMO. Lo splendore della maiolica di Castelli del Sei-Settecento risplende nella pinacoteca civica di Teramo nella mostra “La fragile bellezza – Istoriato castellano fra XVII e XVIII secolo”, promossa dal Comune e curata dal collezionista Giuseppe Matricardi e dallo storico dell’arte Stefano Papetti.
Piatti, alzate, chicchere, albarelli, tondi, coppe, mattonelle: sono 40 i preziosi pezzi prestati alla mostra dall’ingegnere ascolano Matricardi, il maggiore collezionista privato di ceramica castellana (nella sua raccolta circa 750 ceramiche), qui esposti con una decina di pezzi inediti scovati nei depositi del museo. Inaugurazione oggi alle 18 all’Ipogeo, poi visita nella galleria di viale Bovio con curatori e autorità. Ieri “La fragile bellezza”, che resterà allestita in pinacoteca fino al 1° maggio, è stata presentata alla stampa da Matricardi insieme al sindaco Gianguido D’Alberto, l’assessore alla cultura Andrea Core, la responsabile del Polo museale Gioia Porrini. Nel catalogo testi del professor Papetti e dello storico dell’arte Fernando Filipponi e le puntuali schede del proprietario della collezione. L’intento della mostra, sottolinea Giuseppe Matricardi, è porre in rilievo la notorietà dei maggiori ceramisti castellani, soprattutto degli esponenti della famiglia Grue, come dimostrano le committenze di alto rango, da ambienti aristocratici ed ecclesiastici, e il collegamento con le istanze più aggiornate della coeva cultura europea, di matrice classicista e arcadica, come già ha sottolineato Filipponi nel suo volume “Souvenir d’Arcadia” (Allemandi, 2020). Le “fragili bellezze” esposte a Teramo ribadiscono la qualità dei manufatti usciti dai laboratori ceramici di Castelli: smalti spesso lumeggiati in oro, soggetti mitologici o storici, paesaggi arcadici, soluzioni sperimentali, innovativi repertori decorativi, rielaborazioni di immagini dai dipinti di artisti rinomati come Farelli e Solimena. Tra i pezzi più pregevoli: i piatti da parata di Francesco Grue (1640-50); i tondi con scene bibliche di Francesco Antonio Saverio Grue (1720-30), appartenuti a Umberto II, riccamente incorniciati; parte del servizio di chicchere da cioccolata decorate con figure, putti e fiori di Carlo Antonio Grue (1720-23), comprato da un Caracciolo per una somma che oggi permetterebbe l’acquisto di un appartamento (Matricardi ne conserva la lettera d’acquisto); otto piatti del servizio Testa-Piccolomini, di Aurelio Anselmo e il fratello Liborio Grue (1726-31); parte del servizio con insegna araldica per il cardinale Ruffo di Giacomo Gentili “il vecchio” (1706-13); due albarelli di Gesualdo Fuina (1790), Orari: da martedì a domenica 10-13 e 16-19. Ingresso gratuito.
