Lodo Guenzi e il teatro civile di Fo e Rame ad Atri

L’attore e cantante oggi al Comunale nella pièce “Morte accidentale di un anarchico”, per la regia di Giorgio Gallione
ATRI. Uno dei testi più noti di Dario Fo e Franca Rame, Morte accidentale di un anarchico, apre l'anno teatrale al Comunale di Atri, seconda proposta del cartellone di prosa diretto per il Comune da Pino Strabioli. Appuntamento stasera alle 21. Nel centenario della nascita del futuro Nobel per la letteratura (natali a Sangiano, nel Varesotto, il 24 marzo 1926) torna in scena una delle sue commedie più rilevanti, rappresentata per la prima volta nel dicembre 1970 a Varese col suo gruppo teatrale La Comune. Lo spettacolo vede alla regia Giorgio Gallione e interprete, nel ruolo del Matto, Lodo Guenzi, versatile uomo di spettacolo, attore teatrale e cinematografico nonché frontman della band Lo Stato Sociale. In palcoscenico con lui Matteo Gatta, Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Marco Ripoldi, Roberto Rustioni.
Opera emblematica del teatro civile, Morte accidentale di un anarchico è una farsa tragica, tagliente e attuale, rappresentata con successo in tutto il mondo da oltre mezzo secolo. Nel 1921 un italiano immigrato “volò” dalla finestra del palazzo della polizia di New York: Dario Fo prese a pretesto questo episodio per parlare in realtà della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, che il commediografo definì ironicamente “accidentale”; il ferroviere precipitò il 15 dicembre 1969 dal quarto piano della Questura di Milano durante un interrogatorio sulla strage di piazza Fontana. Il fatto, archiviato come “malore attivo”, divenne simbolo di una stagione oscura della storia d’Italia. In un registro tra comico, grottesco e satirico, Fo costruì un impianto drammaturgico basato su verbali processuali e inchieste giornalistiche, denunciando contraddizioni, bugie responsabilità di un potere protervo e opaco.
La messinscena da lui curata e interpretata fu negli anni Settanta un evento teatrale epocale, tra partecipazione popolare, con il tutto esaurito in più di duecento repliche, tentativi di censura, provocazioni, tensioni sociali (spesso telefonate anonime avvertivano della presenza di bombe in sala). L'allestimento costò a Fo denunce in varie parti d'Italia: per questo motivo l’autore spostò l’azione dalla Milano contemporanea alla New York degli anni Venti, dove era accaduto un fatto di cronaca simile, vittima Andrea Salsedo, amico dell’anarchico Bartolomeo Vanzetti (condannato ingiustamente alla sedia elettrica con Nicola Sacco nel 1927). Cuore dello spettacolo è il Matto, moderno giullare capace di smascherare la verità attraverso il travestimento, lo sberleffo, il gioco teatrale.
Pino Strabioli: «Portare Morte accidentale di un anarchico nella nostra stagione di prosa significa rendere omaggio a un autore che ha cambiato per sempre il linguaggio del teatro e il modo di raccontare la realtà. Fo ha saputo unire comicità e impegno civile come pochi». Domenico Felicione, assessore alla cultura: «Questo spettacolo rappresenta uno dei momenti più significativi della nostra stagione teatrale. Celebrare il centenario di Dario Fo al Comunale di Atri significa riaffermare il ruolo del teatro come luogo di riflessione, memoria, coscienza civile».
«"Nei tempi bui dobbiamo cantare i tempi bui" scrisse Brecht. Allo stesso modo Fo sceglie coraggiosamente la scomoda posizione del ribelle non allineato» si legge nelle note di regia, «affrontando più di duecento denunce e processi, per raccontare in palcoscenico una verità che nessuno voleva davvero cercare. Sempre con Brecht, Dario preferisce “mettersi dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati”».
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