Mafia Capitale va in scena

Vallone e l’ex boss Mancini stasera al Massimo di Pescara
PESCARA. «Raccontiamo la vera storia di un uomo». Antonio Mancini, ex boss della Banda della Magliana, sintetizza in questo modo cosa ha spinto lui e l’attore e regista pescarese Milo Vallone a dare alla luce lo spettacolo di narrazione “Il Mondo di Mezzo”, in anteprima questa sera, giovedì 14 aprile, al Teatro Massimo di Pescara alle ore 21. « Il nostro intento è quello di scuotere il pubblico sul tema della criminalità organizzata», spiega Vallone, «vogliamo mostrare come, in quarant’anni di Storia, la mafia del “popolo” e quella dei “politici” sia partita dalla Banda della Magliana e sia confluita in Mafia Capitale, unite in una società».
«La Banda non è mai morta», confessa Mancini. «Io ho fatto quello ho fatto per vedere quanto fosse potente la moneta». Oggi però “Nino” è un uomo nuovo, collaboratore di giustizia, vive a Jesi e si occupa dei ragazzi disabili per l’associazione Anffas . « Se la mia vita non fosse andata così, adesso non avrei potuto apprezzare queste persone che sulla mia Ferrari prima nemmeno riuscivo a vedere».
A unire i due è anche il bisogno di creare qualcosa di «serio » secondo Mancini: «Quando Milo mi ha chiamato, io gli ho detto: vengo solo se facciamo una cosa seria. Ho rifiutato di lavorare con Michele Placido perché ho scoperto che il suo progetto era un facsimile di “Romanzo Criminale”, che io chiamo “Scemenza Criminale”: troppa fantasia».
Lo spettacolo, per cui si prevedono due anni di repliche, è stato costruito da Vallone per essere «lo specchio della realtà», dice ancora l’attore. La narrazione partirà dall’infanzia di Mancini bambino modello, nato a Castiglione a Casauria, con i migliori voti in condotta e diventato ladro l’anno dopo aver conosciuto le terribili realtà dei ragazzi di strada nella Borgata San Basilio a Roma, dove si era trasferito con i genitori e i cinque fratelli. «Era detto “il covo di comunisti e ladri”, non ti chiamavano nemmeno a lavorare se sapevano che venivi da lì. Quel quartiere era diviso in due blocchi: gli “elegantoni”, e quelli che, come mio padre si alzavano alle cinque, lavoravano e aspettavano che Stalin portasse la rivoluzione. Ma Stalin non arrivava e a cena si continuava a mangiare brodo fatto col dado Star, sono convinto che sia colpa della Star se sono diventato delinquente», racconta Mancini ridendo.
Il progetto è strutturato attraverso una formula che Vallone chiama “Cineprosa” , ovvero «un incrocio fra linguaggio cinematografico e teatrale» con la partecipazione in contributi video di Federica Sciarelli, Imma Giuliani, Alessandro Haber e Giorgio Caputo, che è l’interprete di “Ricotta”, personaggio che si ispira a Nino Mancini in “Romanzo Criminale”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

