Mahmood e Blanco trionfano all’Ariston

Il televoto premia “Brividi”, Elisa è seconda, bronzo a Morandi
Mahmood e Blanco con la splendida “Brividi”vincono il Festival di Sanremo 2022, superando Elisa, al 2° posto con “O forse tu” e Gianni Morandi al 3° posto con “Apri tutte le porte” .
La leggerezza di Sabrina Ferilli, che sul palco è venuta senza monologhi, ma con la sua storia, e rivendica in nome di Calvino una scelta che «non è superficialità». L’elogio della gentilezza di Marco Mengoni, che legge la Costituzione, porta i versi di Franco Arminio, ricorda agli hater che «la tastiera può essere un’arma e va usata con cura». Sono tra i momenti più intensi della finale di Sanremo 2022, il festival della gioia e dell'amicizia lo ha definito Amadeus, ponte tra le generazioni che ha vinto la scommessa di intercettare i gusti della generazione Z e che si avvia ai verdetti dopo l'ennesimo record di ascolti della serata cover, 11,4 milioni di spettatori e il 60.5% di share.
Sabrina Ferilli scende veloce le scale dell’Ariston in voile cipria, scherza sull’energia inesauribile di Ama: «Fai ore e ore di maratone di 10-15 ore al giorno, Mentana te fa un baffo, lo surclassi a sinistra». Gli sfila la giacca: «Dove ce le hai le pile? Secondo me va dietro le quinte a ricaricarsi alla colonnina: è un presentatore ibrido. Ama sei un fenomeno, la forza tua ce l’hanno in tre: Iva Zanicchi, Gianni Morandi e Mattarella», dice l’attrice: «Se tante volte non volessi più fare il Festival, sta serata falla brutta brutta, perché se questi della Rai non decidono chi ti può sostituire, ti chiedono di restare altri 7 anni, lo vedi come funzionano le cose in Italia».
Più tardi Sabrina si mette comoda sui gradini del palco, accanto Amadeus, e fa il suo bel «non monologo»: «Non ho monologhi stasera», premette. «Sono stati due anni duri, monologhi ce ne siamo fatti tanti, molti temi anche fra i più belli sono stati già toccati dalle mie bravissime colleghe. E allora mi sono messa a pensare che cosa avrei potuto dire». «Ho pensato che avrei potuto parlare di famiglie, di donne che fanno tanto, hanno i figli, lavorano, educano, una roba articolata, ma io figli non ce li ho, sono un'attrice avviata, c’ho pure un marito benestante, perché devo andare sulle palle a loro. Allora parlare di uomini che hanno troppo potere, decidono per le donne, occupano tutti i livelli della gerarchia lavorativa: ho pensato, chiedo se posso far fare un monologo agli uomini che comandano, non mi sembrava il caso».
Altra ipotesi, «la bellezza, quella profonda, interiore, delle imperfezioni fisiche, ma io so’ 4 giorni che magno radici per entrare in questo vestito, non avrei avuto credibilità. La bellezza càpita, ma ce se lavora pure parecchio. Allora avrei potuto parlare di amori, quelli asfissianti, delle dipendenze, ma poi ho pensato che Amadeus ha il profilo social di coppia, se non so’ dipendenze quelle... E pure Morandi senza Anna non riesce a postare niente su Instagram, st’anno appena s’è mosso da solo un altro po’ lo squalificano. Allora il femminismo, la body positivity, l’inclusione, ma io penso che a parlare di questi argomenti sia chi ci si sporca le mani, studia, conosce. Sono molto rispettosa delle competenze altrui. E invece sui social non c’è persona che non faccia un commento su qualsiasi cosa. Allora il riscaldamento globale, la sovrappopolazione, la disparità salariale... ma perché la presenza mia deve per forza essere legata a un problema grosso, cosmico? Io sto qua per il mio lavoro, le mie scelte, la cosa migliore che mi poteva accompagnare su questo palco è la mia storia, credo che sia la cosa più bella che possa accompagnare le donne ovunque. So quante cose ci sono da aggiustare, ma io sto nella mia linea, ho scelto la strada della leggerezza. Come dice Calvino, in tempi così pesanti bisogna planare sulle cose con un cuore senza macigni, la leggerezza non è superficialità», conclude. Poi scherza con l'ad Rai Carlo Fuortes in platea e gli presenta Josè, il figlio di Amadeus, che l'ha «suggerita al papà». I modi pacati, la voce che è un soffio delicato, il sorriso dolce. Marco Mengoni porta la gentilezza al Festival.
«Gentilezza e verità, che è quello che voglio io dalla vita. Essere il meno giudicante possibile», dice poco prima di salire per la quarta volta nella sua carriera sul palco dell'Ariston. e con la musica proponendo prima L'Essenziale con un nuovo arrangiamento e poi Mi fiderò, scegliendo di rileggere, insieme all’amico Filippo Scotti (protagonista di È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino) alcuni tweet di insulti e odio contro il Festival e i suoi protagonisti, due articoli della Costituzione: «Il primo è per le pari dignità per tutti, il secondo è per la libertà di parola», dice. «E non è un discorso politico. Non che ci sia censura, ma vedo tanta libertà di parola e nessun limite». Spazio anche a Scotti con una poesia di Arminio (a un certo punto): «Anche questo testo ha a che fare con il calmare i toni, con l'accogliere con delicatezza e comprensione l'altro. quello che arriva».
Ovazione in teatro e l’applauso della sala stampa per Massimo Ranieri e la sua “Lettera di là dal mare”. A lui il Premio della Critica “Mia Martini”, al 2° posto Giovanni Truppi, al 3° Elisa.

