Mangi quel che passa il convento, anche gratis

19 Novembre 2015

L’esperienza autarchica di Torello a Pescosansonesco

PESCOSANSONESCO. Cereali antichi, cibo tipicamente abruzzese, cucinato al forno o nella stufa. A legna! Nella cucina economica di una volta! Tempi lunghi, ricette del passato, erbe spontanee, chilometro zero, piatti vegani e pesce fresco due volte la settimana. «Quello che passa il convento», ammicca soddisfatto Giampiero Torello, il patròn dell'ostello Petra nel convento francescano di Pescosansonesco, paesaggio di alta collina e grande bellezza compreso nel parco del Gran Sasso con vista privilegiata sulla valle del Pescara. Un progetto di vita coraggioso, la gestione di un antico complesso conventuale dove si offre dalla marmellata artigianale alla location per matrimoni. E la formula inedita del “Paga quello che vuoi tu”.

Ovvero niente conto alla fine del soggiorno ma un rimborso per le spese vive. I conti tornano e non sono rari episodi di generosità da parte di chi ha apprezzato l'esperienza. Da Petra non c'è un menu prestabilito, ogni giorno si mangia quello che a Giampiero va più a genio, obbediente solo alle disponibilità dell'orto.

Ne ha due da gestire, quello invernale sotto la torre e quello estivo con settanta piante di olivo, l'olio che ne ricava lo usa in cucina e il resto lo vende («solo agli stranieri però, qui è sottopagato!»).«Io mangio bene e così anche i miei ospiti», rassicura, «oggi ho raccolto borragine e ortiche, mi serviranno per farci i ravioli. Nonostante sia novembre c'è un rifiorire di erbe spontanee tutt'intorno, la raccolta è abbondante e di qualità, qui il territorio è praticamente incontaminato». Classe 1962, originario di Chieti Scalo, diverse esperienze lavorative prima di rimettersi in gioco e dare finalmente sfogo alla passione di sempre per la cucina, Giampiero Torello è felice per come le cose stanno andando nel paesino in cui nacque il Beato Nunzio Sulprizio il protettore degli invalidi e delle vittime del lavoro il cui Santuario a Pescosansonesco è meta di numerosi pellegrinaggi. Dal primo aprile 2009 (cioè da quando Torello ha ottenuto il complesso in concessione «con contratto blindato») a oggi ha fatto e fa tutto da solo, al lavoro di buona lena sul Colle della Guardia, ogni giorno dell'anno. Tre amiche fedeli a fargli compagnia, Minna, Mary e Peggy, guai a chiamarle “cani”. Giampiero e il suo “sogno alternativo”: come guadagnarsi da vivere a contatto con la natura, lontano dalla città, nessuno a cui rendere conto se non ai suoi avventori. E nonostante le mille incombenze che un'impalcatura come Petra richiede. «Sono orticoltore, cuoco, boscaiolo, lavandaio, faccio tutto da solo, mi circondo di collaboratori quando non arrivo con le prenotazioni», racconta. Giampiero è orgoglioso della sua creatura, che non esista a definire «molto più di un ostello». Il tempo gli stadando ragione. Petra è ora anche ristorante, l'inaugurazione sabato dalle 18 alle 6 del mattino seguente. E' area camping, maneggio, chiesa incastonata nel complesso conventuale, spazio per attività di gruppo, ritiri spirituali, giochi di ruolo, feste e matrimoni. Soprattutto, Petra è un progetto di vita: autarchica, indipendente, autosufficiente, apolitica. Anarchia di fatto. Un modello di vita in comune che cerca condivisioni. «E' quello il ritorno che mi aspetto. Qui non è la logica del profitto a far funzionare le cose, ma l'adesione a uno stile di vita diverso, un nuovo modo di fare, e anche un'idea di nuova economia. Per questo sono disposto a offrire tutto gratis». «Recuperiamo tutto», poi aggiunge tornando al pratico. Vecchio mobilio, coperte, tovaglie, asciugamani. «Siamo capaci di ridare a tutto nuova vita», conclude. Ecco di seguito qualche proposta mangereccia servita da Torello.

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