Marino racconta Mattei uomo e manager

19 Febbraio 2023

Dopo i misteri sulla fine del creatore dell’Eni, lo storico ora affronta la biografia

PESCARA. Alberto Marino, insegnante, scrittore e storico, autore di svariate pubblicazioni compresi saggi storici, torna ad indagare sul caso Mattei, scandalo e mistero dell’Italia degli anni Sessanta, che non è mai stato risolto né liquidato.
Il titolo del nuovo saggio è “Bascapè, ultimo atto. La storia esaltante e il destino crudele di un grande italiano: Enrico Mattei” (Aras edizioni), dal nome del paese sulle cui campagne precipitò l’aereo del fondatore dell’Eni, si ritiene a causa di una bomba. Mentre nel primo libro, “Mattei deve morire” (Castelvecchi), Marino ha indagato sulla morte di Mattei, in questo nuovo volume ripercorre l’intera vita del grande personaggio. Lo storico pescarese innanzitutto cerca di ricostruire i rapporti di Mattei con l’Abruzzo, a cominciare da Civitella Roveto, luogo di nascita del padre Antonio, carabiniere che per ragioni di lavoro si trovava nelle Marche ad Acqualagna quando Enrico nacque. Poi l’autore rievoca alcuni momenti memorabili, come il giorno del conferimento della cittadinanza onoraria a Civitella Roveto nel 1953, quando ormai Mattei era una realtà manageriale fondamentale dell’Italia, alla quale aveva donato l’Eni, «uno strumento di modernizzazione industriale che tanti Paesi europei allora ci invidiarono e che permise all’Italia un decollo nella politica economica delle imprese produttive», si legge nel libro. Non per niente Mattei curò personalmente l’apertura di pozzi nel Vastese, dove si riuscì a trovare il prezioso metano di cui poi Mattei assicurò una parte alla popolazione locale. Ma oltre ai legami di Mattei con l’Abruzzo il libro ripercorre la sua incredibile carriera e le sue decisioni geniali. Marino lo mostra come un uomo dotato di preveggenza, capace di prendere le strade giuste per sé e per il suo Paese. «Mattei», commenta l’autore parlando del suo libro , «era dotato di una lungimiranza nel programmare le scelte manageriali che in pochi anni posero l’Italia all’attenzione del mondo sul piano della ricerca e dell’approvvigionamento energetico». In realtà la ricostruzione di Marino parte dalla lotta partigiana, cui Mattei contribuì aderendo ai Comitati di liberazione nazionale. E proprio durante la Resistenza Mattei incontra Giuseppe Spataro, appartenente al Partito popolare di Don Sturzo che sarà per lui un punto di riferimento. Poi nella Dc, come si legge nel libro, Mattei creò la corrente cosiddetta “La base”, con l’idea di dare vita a un’alternativa di vedute. Senza contare la costituzione de Il Giorno a cui Mattei contribuì, quotidiano che sostenne la cosiddetta «formula Mattei», utilizzata nei rapporti con i Paesi del terzo Mondo produttori di petrolio, che costituiva una strategia alternativa a quelle delle grandi compagnie petrolifere. Il che fa capire quanto il creatore dell’Eni potesse rappresentare un personaggio scomodo. Eccezionale, secondo Marino, rimane comunque ciò che Mattei fece in una società italiana in cui l’organizzazione manageriale era sconosciuta. «Le sue lezioni», scrive Marino a conclusione del libro, «non verranno dimenticate mai».