«Mi piace scrivere ma mi considero più un lettore»

Lo scrittore e traduttore napoletano oggi a Pescara per un incontro tra letteratura, ambiente e politica
PESCARA. «Un’Europa che vuole continuare a essere Europa»: Erri De Luca commenta così il risultato elettorale della scorsa settimana, quando gli elettori di tutti i Paesi dell’Unione sono stati chiamati a rinnovare i membri del parlamento di Bruxelles. De Luca, scrittore e traduttore nato a Napoli nel 1950, è ospite oggi al teatro Massimo di Pescara per un incontro organizzato dalla Fondazione Tiboni e dall’Associazione Flaiano: un incontro “aperto”, che spazierà su una gamma vasta di temi. Si parlerà ovviamente di letteratura, ma anche di politica, visto che De Luca è uno scrittore impegnato nel sociale e in politica nel senso più ampio del termine.
L’argomento caldo sono le elezioni europee: quindi secondo lei non sono andate così male?
No, perché nel complesso i cittadini di tutta l’Unione hanno fermato le pulsioni nazionalistiche che volevano far retrocedere il continente alle barriere e ai confini dei primi del Novecento.
In Italia, come anche in Francia, però hanno avuto la meglio i cosiddetti sovranisti.
Ma erano comunque elezioni europee che dovevano indicare un futuro a tutta l’Europa. L’elettorato italiano è umorale e sensibile ai malumori che vengono intercettati da “qualcuno di passaggio”.
Lei ha sostenuto con convinzione il movimento No Tav: si è interessato anche a lotte simili in l’Abruzzo, come quelle contro piattaforme petrolifere, elettrodotti o gasdotti?
Sì, le ho seguite come ad esempio sto seguendo con interesse particolare quello che accade a Taranto. Sono battaglie accomunate dal fatto che le comunità si battono per la difesa del territorio, della salute. Della vita, in sostanza. Ci sono condizioni di sfruttamento delle risorse che hanno effetti nocivi per la salute, e sono perciò battaglie di legittima difesa, che non sono ancora apparse con la giusta evidenza nel nostro vocabolario politico. L’argomento principale è la vita dei cittadini, che sono alle prese con una sorta di crimini di guerra in tempo di pace.
Sempre a proposito della nostra regione, lei che è un grande amante della montagna, frequenta quella abruzzese?
Mi piace frequentare il Gran Sasso, soprattutto dopo l’inverno quando si scrolla di dosso la neve.
Lei ha fatto tante cose nella vita: se l’aspettava di diventare uno scrittore famoso sulla soglia dei quarant’anni?
Mi ci sono trovato. Ho avuto un’offerta da Feltrinelli, tramite un’amica che aveva inoltrato un mio racconto che è piaciuto. Ma non mi ha cambiato i connotati, anche perché per almeno sette anni ho continuato a fare quello che facevo prima, l’operaio.
L’ha colta di sorpresa il successo? Una decina d’anni fa un critico l’ha definita “scrittore d’Italia del decennio”.
Non mi aspettavo tanti riconoscimenti. Faccio una cosa che amo fare e che mi dà da vivere, ma continuo comunque a considerarmi più un lettore: leggo molto più di quanto scrivo, solitamente cose che non hanno niente a vedere con quello che scrivo. E sono un lettore felice, perché la lettura mi dà felicità.
Cosa sta leggendo in questo momento?
Ho ripreso in mano un vecchio racconto di Isaac Bashevis Singer.
Uno scrittore del quale lei ha tradotto dallo yiddish l’ultimo capitolo de “La famiglia Moskat” che non era presente nell’edizione italiana. Come è stato l’approccio con una lingua così particolare come questa degli ebrei dell’Europa orientale?
Non difficile perché vengo dalla scuola del greco e del latino, che mi ha avviato alla possibilità di studiare da autodidatta e di imparare da solo le lingue.
Lei è stato al Salone del libro di Torino, che ha tenuto banco per la presenza della casa editrice vicina a Casa Pound, ma sulla questione non ha fatto sentire la sua voce: perché?
Era un argomento insignificante, e qualcosa di simile c’era anche negli anni passati. Parlarne tanto gli ha solo fatto tanta pubblicità nell’immediato.
A breve sarà in libreria con una graphic novel che nella sua produzione è una novità: come nasce questo progetto?
A novembre dovrebbe essere presentato a Lucca Comics questo volume con i disegni di Paolo Castaldi, per il quale ho scritto testo e sceneggiatura. In realtà originariamente si puntava a farne un cortometraggio, poi la Feltrinelli chiedeva un fumetto e siamo andati avanti su questa strada.
Di cosa si tratta?
Si intitola “L’ora X”, ed è una storia ambientata al giorno d’oggi, con alcuni ragazzi che leggono il giornale di Lotta continua come se fosse d’attualità. Non è una reminiscenza, ma un’attualizzazione della cronaca, che si svolge a Taranto intorno all’ex Italsider.
Frequenta i social?
Ogni tanto scrivo qualcosa su Twitter: un pensiero, un commento. Dico la mia ma non seguo i commenti: non mi piace il gioco del botta e risposta.
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