Miss Italia, Ditonellapiaga e l'autoironia

L’artista, molto apprezzata all’Ariston per la sua “Che fastidio!”, è stata impallinata nientepopodimeno che dalla patron Patrizia Mirigliani
SANREMO. Puntuale come la dichiarazione dei redditi, a Sanremo scoppia la prima polemica, che va ad aggiungere un po’ di pepe a un piatto finora un po’ insipido. Sulla graticola è finita stavolta Ditonellapiaga. Molto apprezzata all’Ariston per la sua “Che fastidio!”, è stata impallinata nientepopodimeno che da Patrizia Mirigliani, patron del concorso Miss Italia. La colpa? Aver intitolato una canzone (ancora inedita e neanche in gara al Festival) proprio con quelle due magiche paroline, “Miss Italia”. E a Mirigliani proprio non è andata giù. Perché? Per due motivi: primo, perché quello sarebbe «un marchio registrato» e poi perché il testo della canzone sarebbe lesivo, dice Mirigliani, «della dignità e dell’onore del concorso e delle partecipanti». E per questo starebbe valutando azioni giudiziarie per inibire l’uso del nome e ottenere, giacché ci si trova, anche un risarcimento.
Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, c’è rimasta parecchio male. Intanto perché il testo sarebbe inedito e allora come si fa a parlare di contenuti lesivi. Poi perché, ha spiegato, il brano «parla di me e del mio rapporto con la bellezza e con la perfezione». Ora, Miss Italia sarà anche un marchio registrato ma, a voler essere pignoli, è comunque un nome “copiato” da altri concorsi ben più antichi. Miss America, antesignana dei concorsi di bellezza, nasceva con quel nome nel 1921, venticinque anni prima di quando la kermesse nostrana, nata “5000 lire per un sorriso”, prendesse il nome attuale. Poi, diciamolo, la parola “Miss” fa parte di un immaginario universale, fatto di sorrisi smaglianti e gambe chilometriche. Più che un marchio, un aggettivo. E allora? Per citare Ditonellapiaga, speriamo in un po’ di sana autoironia.
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